Il cuore appeso alla catena, visto di fronte, con i due passaggi in oro ai fianchi

Collezione Gioielli di Firenze·Pendente·Stile Fiorentino, traforo a rete

Pendente cuore in argento traforato a rete con ventinove zirconi e catena scorrevole

Ventinove zirconi incassati fra i fori di una rete che buca il cuore da parte a parte, e la catena che gli passa dentro.

€440,00 P563AR

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Un cuore d'argento bombato, alto al centro e assottigliato verso i bordi, forato da parte a parte. I fori sono tondi e stanno in file sfalsate, fitti come le celle di un favo; la lastra fra un foro e l'altro non resta liscia, perché dove quattro fori si incontrano il metallo forma una sede a punte e dentro la sede è incassato uno zircone, e intorno il bulino apre una raggiera corta di solchi. Il bordo del cuore è una fascia sottile, rifinita a righe fini. Dietro il cuore è vuoto: la stessa rete di fori corre anche sul rovescio, ma lì le sedi restano nude, e attraverso i buchi si vede la catena che passa dentro. In basso, sul rovescio, c'è la targhetta dei punzoni. La catena non è appesa al cuore: lo attraversa, entrando e uscendo dai due fianchi in due passaggi rifiniti in oro giallo, e il cuore ci scorre sopra.

Nove grammi e venti d'argento a novecentoventicinque millesimi — l'azienda dichiara un peso solo, senza separare il cuore dalla catena — per un cuore di ventotto millimetri per venticinque. Gli zirconi sono ventinove, taglio brillante, incassati uno per uno; il peso in carati l'azienda non lo dichiara, e non lo aggiungiamo noi. «Zirconi» è la parola che usa chi ha fatto il pezzo, ed è quella che usiamo anche noi: in italiano copre sia lo zircone, che è un minerale naturale, sia la zirconia cubica, che si fa crescere in laboratorio, e quale delle due sia qui non è scritto. L'oro giallo a diciotto carati sta soltanto nei due passaggi della catena: pochi millimetri, di peso non dichiarato, ed è il punto su cui il metallo struscia ogni volta che il cuore scorre. La catena è a maglia quadra e si porta a due lunghezze, quarantadue centimetri e mezzo o cinquanta, senza chiusura da spostare. Su richiesta lo stesso modello si esegue in oro a diciotto carati, con i brillanti al posto degli zirconi.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

9,20 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰ · Oro giallo 18kt 750‰
Stile
Stile Fiorentino, traforo a rete
Misure
Cuore 28 × 25 mm · catena scorrevole, regolabile fra 42,5 e 50 cm
Lavorazione
Completamente realizzato a mano: il cuore bombato e traforato a rete, i 29 zirconi incassati uno per uno nelle sedi ricavate fra i fori, le raggiere aperte a bulino, i due passaggi della catena rifiniti in oro giallo 18kt 750‰. Su richiesta lo stesso modello si esegue in oro 18kt 750‰ con brillanti.

Le pietre

Zirconi

Incassati nelle sedi fra i fori, sulla faccia del cuore

Taglio
Brillante
Nota
29 pietre; il peso in carati e l'origine non sono dichiarati dall'azienda
Il cuore appoggiato alla pietra chiara, con la rete di fori tondi e gli zirconi incassati
Veduta di sbieco, dove si legge lo spessore del cuore bombato
Il rovescio: la stessa rete di fori senza pietre, la fascia del bordo e la targhetta dei punzoni
La catena che entra da un fianco ed esce dall'altro, con il cuore libero di scorrere
La faccia per intero, con le raggiere aperte col bulino intorno a ogni zircone
Dettaglio del fianco: la catena a maglia quadra che scorre nell'occhiello d'oro
Il pendente ripreso da lontano su un tronco, con tutto lo sviluppo della catena
Veduta ravvicinata della faccia, con i fori tondi disposti in file sfalsate

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Traforo
Il metallo viene forato e poi ritagliato dall'interno con un seghetto sottilissimo, finché la lastra piena diventa un disegno di vuoti. È una lavorazione che non ammette un secondo tentativo: quello che si toglie non torna.
Lavorazione a rete
Il traforo non fa un buco solo: ne fa una maglia regolare, e ogni maglia deve reggere il peso delle altre. Sbagliare un taglio significa indebolire tutta la rete.
Incisione a bulino
Il bulino è uno scalpellino da orafo che si spinge a mano. Non graffia: solleva un truciolo di metallo e lascia un solco netto che riprende la luce. È il segno che da cinque secoli distingue la scuola orafa fiorentina.
Zirconi
In italiano una parola sola copre due pietre diverse. Lo zircone è un minerale naturale, un silicato di zirconio che si estrae dalla roccia: i cristalli più antichi che si conoscano sulla Terra sono di questo. La zirconia cubica è ossido di zirconio fatto crescere in laboratorio dagli anni Settanta, incolore e duro, nato per somigliare al diamante. Il commercio chiama «zirconi» tutte e due, e la parola da sola non dice quale sia. Per questo in scheda si scrive il termine che usa chi ha fatto il pezzo e non un altro: aggiungere «naturale» o «sintetico» dove l'azienda non l'ha dichiarato vorrebbe dire scrivere un dato che nessuno ha misurato.
Taglio brillante
Cinquantasette faccette calcolate perché la luce che entra dall'alto torni indietro dalla stessa parte. È il taglio che fa scintillare il diamante, e il motivo per cui un diamante mal tagliato resta spento.
Oro e argento sullo stesso pezzo
L'argento fonde a una temperatura più bassa dell'oro e sotto la fiamma si ossida in fretta. Montare i due metalli sullo stesso pezzo vuol dire scaldare quel tanto che basta a far presa sulla saldatura senza affondare l'argento, e pulire il giunto prima che il nero della fiamma resti chiuso sotto l'oro.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.