La collana distesa: i quattro fili chiari e la fermatura a rana portata di lato

Collezione Creazioni in Argento·Collana

Collana a quattro fili di labradorite e onice con fermatura a rana in argento brunito

Quattro fili di labradorite che a certe angolazioni si accendono di azzurro, e una rana d'argento brunito a tenerli tutti.

€480,00 CA127

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Quattro fili di grani chiari, appena sfaccettati, che scendono uno più lungo dell'altro. I grani sono di labradorite, bianchi e traslucidi, e a girarli certi si accendono di un azzurro che sta sotto la superficie e poi sparisce; fra un gruppo e l'altro corre una pallina di onice nero, tonda e lucida, che tiene il ritmo e stacca il bianco. I fili non si chiudono dietro la nuca: vanno a raccogliersi di lato, dentro due coni a ventaglio d'argento inciso a righe, e fra i due coni sta una rana. È vista da sopra, con le zampe aperte, la schiena coperta di bolle a rilievo, l'argento brunito nero nei fondi e rilucidato sulle gobbe. Ha due pietre rosse tonde sulla testa e una terza, più grande, nel castone sotto il ventre, dove il cono di sotto si aggancia.

Undici grammi e mezzo d'argento a novecentoventicinque millesimi, e cinquantasette centimetri misurati sul filo interno: gli altri tre sono via via più lunghi, ed è per questo che i fili si aprono a scalare sul petto invece di sovrapporsi. Le pietre dichiarate sono quattro: labradorite e onice nero sui fili, un rubino naturale e due granati sulla fermatura — quale delle tre pietre rosse sia il rubino l'azienda non lo scrive, e non lo decidiamo noi. Nessun peso in carati è dichiarato. Il lampo azzurro della labradorite non è un colore: è luce che rimbalza fra gli strati interni del cristallo, si vede da una parte sola e sparisce se il grano è girato male — su quattro fili vuol dire orientare ogni grano come gli altri, uno per uno.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

11,50 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Misure
Lunghezza 57 cm misurata sul filo interno
Lavorazione
Completamente realizzata a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: i quattro fili infilati uno per uno e raccolti nei due coni a ventaglio, la fermatura a rana in argento brunito e rilucidato sui rilievi, le pietre della fermatura incassate a mano.

Le pietre

Labradorite

I grani chiari dei quattro fili

Taglio
Rondelle sfaccettate
Nota
Pietra naturale; peso in carati non dichiarato

Onice nero

Palline tonde fra un gruppo di grani e l'altro, su tutti e quattro i fili

Taglio
Sfera liscia
Nota
Pietra naturale; peso in carati non dichiarato

Rubino

Sulla fermatura a rana

Nota
Una pietra, dichiarata naturale dall'azienda; quale delle tre pietre rosse della rana sia non è dichiarato

Granato

Sulla fermatura a rana

Nota
Due pietre dichiarate dall'azienda; peso in carati non dichiarato
Dettaglio della rana: la schiena a bolle, le zampe aperte e la pietra rossa nel castone
I due coni a ventaglio incisi che raccolgono i quattro fili sopra e sotto la rana
La fermatura vista di sbieco, con il gancio che unisce la rana al cono superiore
La collana su fondo scuro, dove il lampo azzurro dei grani si legge meglio
Veduta d'insieme con i fili aperti a ventaglio e le palline di onice a intervalli
I quattro fili a lunghezze crescenti, con il filo interno il più corto

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Labradorescenza
Il lampo azzurro della labradorite non è il colore della pietra: sta sotto la superficie. Il cristallo è cresciuto a strati microscopici sovrapposti, e la luce che entra si divide fra uno strato e l'altro e torna fuori di un colore solo — azzurro, verde, dorato — a seconda di quanto quegli strati sono spessi. Per questo il lampo vive su un piano solo: si accende quando la pietra è girata nel verso giusto e si spegne quando è girata male. Chi taglia e chi infila decide quindi se si vedrà, perché il piano degli strati deve restare parallelo alla superficie del grano; e su una collana a più fili ogni grano va orientato come gli altri, altrimenti il filo si accende a tratti invece che tutto insieme.
Infilatura a mano
Le pietre si infilano una alla volta, e il filo che le tiene deve reggere il peso di tutte. I fori non cadono mai esattamente al centro del grano: chi infila decide da che parte entrare, perché un grano girato dalla parte sbagliata fa scalino e il filo scende storto. L'ultimo passaggio è il nodo, e va chiuso con il filo già in tensione: lasco di poco la collana fa la pancia, tirato di poco smette di cadere.
Chiusura portante
Su una collana a più fili la chiusura non chiude soltanto: raccoglie. Tutti i capi finiscono lì, avvolti uno per uno su anellini saldati sul retro, e da quegli anellini passa al gancio il peso di tutta la collana. Per questo la chiusura sta di lato e non dietro la nuca: è la parte che si vede, e insieme la sola che possa cedere. Il gancio deve aprirsi con un dito e non aprirsi da sé, e fra le due cose non c'è che la precisione con cui è piegato.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Rubino
Il rubino è corindone: la stessa specie minerale dello zaffiro, e fra i due cambia soltanto l'impurezza chiusa nel reticolo. Il rosso lo fa il cromo, e lo stesso cromo che dà il colore rende la pietra fluorescente e, in dose alta, la fa crescere con più fratture: per questo un rubino grande e limpido è raro quanto un diamante grande. Alla durezza sta al nono grado, subito sotto il diamante, e non teme il graffio; ma dove le fratture sono state riempite di vetro o di resina teme il calore, e chi lo monta chiude il castone a freddo e tiene la fiamma lontana dalla sede.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.