Collezione Creazioni in Argento·Pendente·Motivi a rombi
Pendente cuore in argento martellato con rombi di smalto viola in due toni, cordoncino in seta compreso
Otto grammi e dieci d'argento battuto a martello, e i rombi di smalto in due viola: il chiaro e lo scuro bastano a far stare in piedi i cubetti.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Un cuore d'argento bombato, battuto a martello su tutta la superficie: la luce non ci scorre sopra, ci si rompe dentro, e ogni conca la rimanda per conto suo. Davanti la lastra resta piena — i rombi non sono vuoti passanti, sono celle di colore che il metallo trattiene, e attraverso il cuore non passa niente. Le celle stanno a tre a tre attorno allo stesso vertice, così che ogni terna si legga come un cubetto visto di spigolo e la faccia intera diventi una fila di cubi appoggiati l'uno all'altro. A montarli non è il rilievo, è il colore: dei tre rombi di ogni cubo uno è chiuso da uno smalto viola scuro, quasi indaco, e gli altri due da un lilla chiaro, e sono le due tinte a decidere quale faccia sta in luce e quale in ombra. Le nervature d'argento fra un rombo e l'altro restano in rilievo e tengono la battitura; dove tre cubi si toccano, il metallo rimasto disegna una stella a sei punte. Verso il bordo il disegno si interrompe: qualche cella resta tagliata a metà, qualcuna si chiude in una goccia tonda, e intorno corre una fascia d'argento battuto senza colore. Il rovescio non è smaltato e non è forato: è una sola cupola d'argento martellato, ferma di disegno e mossa di superficie. Il passante è una piastra piegata a cono, larga sotto e stretta in cima, lucidata a specchio — è l'unica parte del pezzo su cui la luce corre intera; sotto, un anellino solo tiene il cuore e lo lascia dondolare sul cordoncino di seta.
Otto grammi e dieci d'argento a novecentoventicinque millesimi per un cuore di ventisei millimetri per trentaquattro, misurato col passante: il peso l'azienda lo scrive accanto all'argento martellato ed elenca il cordoncino a parte, quindi quanto pesino i due finali non è detto. Al collo non c'è una catena: c'è un cordoncino di seta viola, trentanove centimetri e mezzo, chiuso ai capi da due finali in argento. L'azienda lo nomina fra i materiali insieme al pendente, ed è compreso nel prezzo; la catena in argento si aggiunge su richiesta, e quella no. I viola sono due e si vedono, ma di quale smalto si tratti non è dichiarato da nessuna parte, e non lo scriviamo noi: le famiglie sono lavorazioni diverse fra loro, e da una fotografia non si riconoscono. Il colore resta comunque la parte fragile: il pendente si toglie prima dei detersivi e dei solventi, e nel bagno a ultrasuoni non ci va. La seta anche di più, perché è una fibra e non un metallo — teme l'acqua, i profumi e lo sfregamento, e a differenza dell'argento non si rilucida: si sostituisce, e il cuore resta. Cofanetto incluso.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰
- Stile
- Motivi a rombi
- Finitura
- Argento martellato · passante lucido
- Misure
- Cuore 26 × 34 mm (con il passante) · cordoncino in seta 39,5 cm
- Lavorazione
- Completamente realizzato a mano: il cuore bombato e battuto a martello su tutte e due le facce, la maglia di rombi chiusa una cella per volta con lo smalto viola in due toni, il passante piegato a cono e lucidato a specchio. Cordoncino in seta viola con finali in argento compreso; la catena in argento si aggiunge su richiesta e non è compresa.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Smalto
- Lo smalto è vetro: macinato fino alla polvere, steso sul metallo e portato a diverse centinaia di gradi finché fonde e diventa una superficie sola con il pezzo. Prima del fuoco è polvere bagnata che si sposta con un soffio; dopo non si ritocca, perché correggere un punto vuol dire rimandare sul fuoco anche tutto il colore già cotto, e a ogni passaggio si rischia la bolla, la crepa da raffreddamento e il colore che vira. Le famiglie hanno nomi propri e si riconoscono da come il metallo trattiene il colore: champlevé, quando il colore sta in incavi scavati nella lastra; cloisonné, quando sta dentro muretti di filo saldati sul fondo; a freddo, quando al posto del vetro c'è una resina che indurisce senza fuoco. Sono lavorazioni diverse fra loro, e non si attribuiscono a occhio.
- Smalto in due toni
- Due colori sullo stesso pezzo non si cuociono insieme: si stende il primo, si porta al fuoco, e quando si stende il secondo il primo torna nel fuoco un'altra volta. Chi lavora sceglie quindi per prima la tinta che regge più passaggi, perché a ogni cottura il colore già cotto può bollire, crepare o virare. E la difficoltà non finisce lì. Qui i due viola non sono un ornamento: sono l'ombra e la luce che fanno leggere i rombi come cubi. Basta che una cella prenda il tono dell'altra, o che lo stesso tono esca più carico in un punto che nel resto, e in quel punto il cubo si appiattisce e il disegno si spegne.
- Seta
- La seta è il filo di un baco, non materia da orafo: non si salda, non si lucida e sotto la fiamma brucia invece di scaldarsi. Su un pezzo che la usa il metallo si finisce per intero prima, e il cordoncino entra per ultimo dentro i terminali d'argento, che gli si stringono attorno a freddo: da quel momento sul pendente non si salda più niente. È anche l'unica parte che invecchia — assorbe il sudore e il profumo, si sfilaccia dove sfrega contro il passante e bagnandosi si accorcia e si indurisce — mentre l'argento si può sempre rilucidare. Si guarda dove entra nei terminali, ed è lì che va rifatta: prima che ceda, non dopo.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.










