Collezione Marte·Orecchini
Orecchini Marte da lobo, mezza sfera cava d'argento traforata da 23 mm con perno in oro
Ventitré millimetri di guscio vuoto appoggiati al lobo, e trenta centesimi di grammo d'oro nel solo punto che attraversa l'orecchio.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Ogni orecchino è mezza sfera d'argento larga ventitré millimetri, e non è piena: è un guscio, aperto dietro e bucato da parte a parte. I vuoti non si ripetono uguali — hanno forme e larghezze diverse, e il metallo che avanza fra l'uno e l'altro corre in nastri con i bordi ingrossati a goccia, come se ci fosse cresciuto sopra. I fondi restano neri e i rilievi sono rilucidati, come in tutti i Marte: il disegno viene avanti per contrasto. Girato, il retro è vuoto: attraverso i fori si vede l'interno brunito, e una sola traversa d'argento chiude l'apertura, porta il perno d'oro giallo e i punzoni.
Sedici grammi e venti d'argento a novecentoventicinque millesimi, e trenta centesimi di grammo d'oro a diciotto carati. L'oro sta soltanto nei perni, e ci sta per un motivo pratico dichiarato dal laboratorio: è la parte che attraversa il lobo, e chi non tollera l'argento con l'oro non ha problemi. Ventitré millimetri sono una misura larga per un orecchino che sta appoggiato all'orecchio, e a renderla portabile è il fatto che dentro non ci sia niente: un guscio vuoto non tira sul lobo come tirerebbe una palla piena della stessa misura. Lo stesso vuoto, però, è anche il problema di chi lo fa, perché il pieno che avanza fra un foro e l'altro è tutta la struttura che la calotta ha.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰ e oro giallo 18kt 750‰
- Finitura
- Brunita nei fondi, lucida sui rilievi
- Misure
- Diametro 23 mm
- Lavorazione
- Realizzati a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: la calotta cava aperta a vuoti irregolari e ripresa sui bordi dal lato esterno, brunita nei fondi e rilucidata sui rilievi; una traversa d'argento chiude il retro, porta i punzoni e regge il perno da lobo in oro giallo, saldato all'argento.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Sfera cava traforata
- Una lastra piana si tiene ferma sul banco e si apre dall'alto; una sfera no. Il corpo è chiuso e cavo, quindi ogni foro va aperto su una superficie che scappa sotto l'attrezzo, e la punta che sfonda esce nel vuoto senza incontrare niente dietro. L'interno non si raggiunge più: i bordi vanno ripresi uno per uno dal solo lato accessibile, quello di fuori. E la sfera sta in piedi soltanto per il pieno che avanza fra un vuoto e l'altro — tolto troppo in un punto, la parete cede proprio lì, e su un guscio chiuso non c'è modo di rinforzarla da dentro.
- Vuoti irregolari
- In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
- Brunitura
- L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
- Oro e argento sullo stesso pezzo
- L'argento fonde a una temperatura più bassa dell'oro e sotto la fiamma si ossida in fretta. Montare i due metalli sullo stesso pezzo vuol dire scaldare quel tanto che basta a far presa sulla saldatura senza affondare l'argento, e pulire il giunto prima che il nero della fiamma resti chiuso sotto l'oro.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.











