Collezione Marte·Pendente·Stella marina a cinque braccia, con la punta del braccio superiore ripiegata a passante per la catena
Pendente Marte a stella marina in argento brunito e forato, catena da 38 cm compresa
Nove grammi e novanta d'argento bucato da parte a parte, e la punta di un braccio ripiegata a fare il passante per la catena.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Cinque braccia partono da un centro rilevato e si assottigliano fino alla punta, e nessuna è uguale all'altra: una è più corta, una più grossa, un'altra si piega appena di lato. Il corpo non è una lastra piena — è una rete di cordoni tondi che si incrociano, e fra un cordone e l'altro restano vuoti aperti da parte a parte, tondeggianti e tutti di misura diversa. Sopra i cordoni corre una grana di pallini in rilievo, più fitta al centro, dove i vuoti si stringono. L'argento è brunito: il nero è rimasto dentro i fori e nei fondi, mentre i cordoni e i pallini sono stati rilucidati, e sono le sole cose chiare del pezzo. Il braccio in alto non porta un anellino saldato: la sua punta è ripiegata all'indietro e chiusa, e la catena passa lì dentro. Dietro, il dorso è concavo e i fori si vedono da parte a parte.
Nove grammi e novanta d'argento a novecentoventicinque millesimi: è il peso del solo ciondolo, come lo dichiara l'azienda, che non dà né il peso della catena né le misure della stella. La catena è compresa nel prezzo, d'argento anche lei a novecentoventicinque millesimi, montata a trentotto centimetri, e su richiesta l'azienda la fornisce della lunghezza che serve. Il modello viene dalla collezione Marte, dove la superficie è tenuta a crateri come il suolo del pianeta: qui però i crateri non si fermano in superficie, passano da parte a parte, ed è lì che il pezzo si gioca. Un braccio di stella è lungo e stretto, e su un braccio lungo e stretto ogni vuoto in più toglie proprio la sezione che regge: il pieno che resta fra un foro e l'altro è tutta la struttura che c'è. La brunitura invece è uno strato sottile, che sta in superficie: sui rilievi si consuma con lo sfregamento, e con gli anni il contrasto si schiarisce. Si rifà, non è un guasto; ma è il motivo per cui questo argento non si lucida con una pasta abrasiva, che il nero lo porterebbe via tutto in una volta.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰
- Stile
- Stella marina a cinque braccia, con la punta del braccio superiore ripiegata a passante per la catena
- Finitura
- Brunita nei fori e nei fondi, lucida sui cordoni e sui pallini in rilievo
- Misure
- Catena in argento 38 cm · misure del ciondolo non dichiarate dall'azienda
- Lavorazione
- Completamente realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: il corpo fuso a cera persa in argento 925‰ e ripreso a mano, con i vuoti aperti uno per uno fra i cordoni e la punta del braccio superiore ripiegata a passante per la catena; poi la brunitura di tutta la superficie e la rilucidatura dei soli rilievi. Catena in argento 925‰ compresa, montata a 38 cm; su richiesta l'azienda la fornisce di lunghezza diversa.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Fusione a cera persa
- Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
- Soggetto figurato
- Una stella marina si riconosce prima di tutto dal numero: cinque braccia, e l'occhio le conta senza volerlo. Ma se le cinque escono uguali dal centro il pezzo diventa un simbolo, una stella da disegno; per restare un animale ognuna deve partire con una larghezza sua, piegarsi di quel poco e finire in una punta diversa dalle altre. È una irregolarità decisa, non lasciata al caso, ed è il punto in cui si sbaglia: un braccio più corto da solo si legge come un difetto, lo stesso braccio insieme a uno più grosso e a uno appena storto si legge come una stella vera. Chi lo esegue deve sbagliare la simmetria nella misura giusta, e non c'è un modulo che glielo dica.
- Vuoti irregolari
- In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
- Brunitura
- L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.











