L'anello di tre quarti su marmo: l'ametista nel castone d'oro giallo sopra la cassa d'argento traforata

Collezione Rinascimento·Anello·Lavorazione Fiorentina a rete

Anello Rinascimento con ametista da 29 carati, argento traforato a rete e castone d'oro giallo

Ventinove carati di ametista naturale, tenuti da un castone d'oro giallo alto e liscio.

€1.900,00 A802Fam

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Al centro c'è una sola pietra, e occupa tutta la parte alta dell'anello: un'ametista rettangolare con gli angoli tagliati, lavorata a gradini, posata di traverso nel senso della fascia. La tiene un castone d'oro giallo piegato dalla lastra, con la parete alta e satinata e il filo di sopra lucido. Sotto il castone la cassa è d'argento e non è piena: è traforata a rete, una finestra dopo l'altra su tutti e quattro i lati, e nell'argento intorno alle finestre è inciso a bulino un disegno di foglie. Il contorno della cassa ripete gli angoli tagliati della pietra. La fascia è larga e piatta alle spalle e si assottiglia scendendo, e dentro l'argento resta liscio.

L'ametista è naturale e pesa ventinove carati, cioè cinque grammi e ottanta di sola pietra: è lei a dettare la misura di tutto il resto, perché un castone così si costruisce attorno a una gemma che esiste già, non il contrario. L'oro a diciotto carati pesa quattro grammi e trenta e sta tutto lì, nel castone; la cassa, il traforo, le foglie e la fascia sono argento a novecentoventicinque millesimi. Diamanti non ce ne sono: la luce la fanno i gradini del taglio, che non moltiplicano la scintilla ma mostrano il colore tutto insieme.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

Argento 925‰
4,30 grammiOro giallo 18kt 750‰
29 carati Ametista · ottagonale a gradini
Metalli
Argento 925‰ e oro giallo 18kt 750‰
Stile
Lavorazione Fiorentina a rete
Lavorazione
Completamente realizzato a mano: la cassa in argento traforata a rete e incisa a bulino, il castone in oro giallo piegato dalla lastra e montato sopra, l'ametista chiusa spingendo a freddo il bordo dell'oro sulla pietra.

Le pietre

Ametista

Unica, al centro, nel castone d'oro giallo

Taglio
Ottagonale a gradini
Carati
ct 29
Nota
Naturale
La pietra vista di fronte: il taglio a gradini e gli angoli tagliati dentro il filo dell'oro
Veduta di tre quarti con la fascia: il traforo a rete gira su tutti i lati della cassa
L'anello quasi di profilo: l'altezza del castone, le finestre del traforo e l'interno liscio della fascia
L'ametista di scorcio: si vede lo spessore della lastra d'oro che la trattiene
Il gioiello dall'alto: la sagoma della cassa ripete gli angoli tagliati della pietra
Scatto in studio su fondo grigio: le foglie incise a bulino intorno alle finestre del traforo
Il pezzo montato sulla fascia: la spalla si allarga per raccogliere la cassa
Dettaglio ravvicinato: la parete satinata dell'oro e il disegno di foglie inciso nell'argento
Veduta dall'alto ravvicinata: il viola della pietra contro il bianco dell'argento
Il disegno di bottega dell'anello: pianta, veduta frontale e fianco, con la pietra e il castone a colori
Il modello accanto a un esemplare gemello con pietra incolore, dove il traforo si vede attraverso la gemma

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Traforo
Il metallo viene forato e poi ritagliato dall'interno con un seghetto sottilissimo, finché la lastra piena diventa un disegno di vuoti. È una lavorazione che non ammette un secondo tentativo: quello che si toglie non torna.
Lavorazione a rete
Il traforo non fa un buco solo: ne fa una maglia regolare, e ogni maglia deve reggere il peso delle altre. Sbagliare un taglio significa indebolire tutta la rete.
Incisione a bulino
Il bulino è uno scalpellino da orafo che si spinge a mano. Non graffia: solleva un truciolo di metallo e lascia un solco netto che riprende la luce. È il segno che da cinque secoli distingue la scuola orafa fiorentina.
Taglio ottagonale
Un taglio a gradini, con faccette lunghe e parallele invece delle punte del brillante. Non moltiplica la luce: la mostra tutta insieme, e per questo si usa sulle pietre di colore, dove il colore è il soggetto.
Oro e argento sullo stesso pezzo
L'argento fonde a una temperatura più bassa dell'oro e sotto la fiamma si ossida in fretta. Montare i due metalli sullo stesso pezzo vuol dire scaldare quel tanto che basta a far presa sulla saldatura senza affondare l'argento, e pulire il giunto prima che il nero della fiamma resti chiuso sotto l'oro.
Ametista
L'ametista è quarzo viola, e il viola non viene da un pigmento: viene da qualche atomo di ferro finito nel reticolo al posto del silicio e poi colpito dalla radiazione naturale della roccia. Per questo il colore non è quasi mai steso uniforme — si dispone a zone e a fasce, più carico da una parte e più chiaro dall'altra — e orientare bene la pietra sotto la mola serve proprio a distribuirlo. È dura come il citrino, settimo grado, e si porta tutti i giorni senza riguardi verso i graffi; ma quel viola è la cosa più delicata che ha. Una luce forte e continua lo sbiadisce, e il calore lo cancella del tutto: un'ametista scaldata abbastanza diventa gialla, ed è così che nasce buona parte del citrino in commercio. Il viola perso non torna.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.