Il pendente di fronte sul cordoncino di seta verde: il cono d'argento brunito, lo smeraldo e la perla bianca

Collezione Marte·Pendente

Pendente Marte in argento brunito con perla d'acqua dolce e smeraldo tondo

Trentaquattro centesimi di carato di smeraldo sopra una perla di quattordici millimetri.

€450,00 PA247/1sp

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

La perla è la parte grande: bianca, quasi tonda, con un fianco appena schiacciato e la superficie percorsa da onde larghe e basse, quelle che la madreperla lascia depositandosi a strati. Il bianco non sta fermo — al girare della luce passa il rosa, il verde e l'azzurro. Sopra la prende un cappuccio d'argento a cono, che non è una lastra chiusa: è un intreccio di bracci, e ognuno scende sulla spalla della perla e finisce in un anello vuoto, mentre fra un braccio e l'altro l'argento è aperto in vuoti che non si somigliano. L'argento è brunito nei fondi e rilucidato solo sui rilievi, come in tutti i Marte: il disegno viene avanti per contrasto. Sul davanti del cono, tenuto da quattro griffes, sta uno smeraldo tondo verde, con dentro le sue inclusioni. In cima il passante è una linguetta dello stesso argento bucato, e ci passa dentro un cordoncino di seta verde.

Il pendente misura ventisette millimetri per quattordici, e la perla ne misura quattordici di diametro: la larghezza è tutta perla, l'argento le sta sopra e non di fianco. Quattro grammi e trenta d'argento, e trentaquattro centesimi di carato di smeraldo. Il cappuccio non viene da un catalogo: è stato costruito addosso a questa perla, seguendone la forma, per cui il pezzo non si rifà uguale. Le due pietre chiedono la stessa cura per ragioni diverse — la madreperla è tenera, si riga con l'unghia, e profumo, lacca e sudore la spengono; lo smeraldo è duro ma fragile, e non va mai nel bagno a ultrasuoni. Il cordoncino di seta verde con i finali in argento che compare nelle fotografie è lungo cinquantadue centimetri.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

4,30 grammiArgento 925‰
0,34 carati Smeraldo · tondo
Metalli
Argento 925‰
Misure
Pendente 27 × 14 mm · cordoncino 52 cm
Lavorazione
Realizzato interamente a mano. Il cappuccio d'argento è modellato a crateri e aperto in vuoti irregolari — ogni braccio finisce in un anello vuoto —, poi brunito e rilucidato solo sui rilievi; lo smeraldo è chiuso da quattro griffes, e la sede è aggiustata sul profilo di questa perla e non di un'altra.

Le pietre

Perla d'acqua dolce

Corpo del pendente

Nota
Coltivata, diametro 14 mm

Smeraldo

Sul davanti del cono, su quattro griffes

Taglio
Tondo
Carati
ct 0,34
Nota
Smeraldo naturale
Ripresa frontale ravvicinata: i bracci d'argento che scendono sulle spalle della perla e lo smeraldo tondo fra le quattro griffes
Di tre quarti, appoggiato a una pietra chiara: lo spessore del cono e il fianco della perla
Altra angolazione sulla pietra chiara: gli anelli vuoti in cui finisce ogni braccio d'argento
La perla in luce radente: i riflessi rosa, verdi e azzurri e le onde larghe della madreperla
L'intera collana: i finali in argento del cordoncino, la catenella di regolazione e la piastrina tonda
Il cordoncino disteso con la chiusura, e il pendente in piedi sulla pietra chiara
Veduta laterale contro il legno: la linguetta forata da cui passa il cordoncino
Sul legno scuro, di tre quarti: lo smeraldo in piena luce fra i vuoti dell'argento brunito
Il pendente appoggiato al legno, visto da un'angolazione più alta: il cono d'argento e la perla sotto
Ripresa dall'alto sul legno; il secondo pendente sfocato sullo sfondo non è compreso

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.
Smeraldo
Lo smeraldo è un berillo, e quasi nessuno smeraldo è pulito: dentro ha inclusioni e microfratture che in gergo si chiamano «giardino». Per questo si stabilizza con oli o resine, e per questo non entra mai nel bagno a ultrasuoni: la vibrazione lavora sulle fratture che la pietra ha già e le allarga. Sulla scala delle durezze sta in alto — graffiarlo non è facile — ma la durezza non è la tenacità: un colpo secco su uno spigolo lo scheggia dove un diamante non se ne accorgerebbe. Chi lo monta stringe le griffe quel tanto che tiene la pietra e non un grado di più, perché la pressione che assesta un diamante su uno smeraldo è già troppa.
Vuoti irregolari
In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.