Perla d'acqua dolce
Corpo del pendente
- Nota
- Coltivata, diametro 14 mm
Collezione Marte·Pendente
Trentaquattro centesimi di carato di smeraldo sopra una perla di quattordici millimetri.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
La perla è la parte grande: bianca, quasi tonda, con un fianco appena schiacciato e la superficie percorsa da onde larghe e basse, quelle che la madreperla lascia depositandosi a strati. Il bianco non sta fermo — al girare della luce passa il rosa, il verde e l'azzurro. Sopra la prende un cappuccio d'argento a cono, che non è una lastra chiusa: è un intreccio di bracci, e ognuno scende sulla spalla della perla e finisce in un anello vuoto, mentre fra un braccio e l'altro l'argento è aperto in vuoti che non si somigliano. L'argento è brunito nei fondi e rilucidato solo sui rilievi, come in tutti i Marte: il disegno viene avanti per contrasto. Sul davanti del cono, tenuto da quattro griffes, sta uno smeraldo tondo verde, con dentro le sue inclusioni. In cima il passante è una linguetta dello stesso argento bucato, e ci passa dentro un cordoncino di seta verde.
Il pendente misura ventisette millimetri per quattordici, e la perla ne misura quattordici di diametro: la larghezza è tutta perla, l'argento le sta sopra e non di fianco. Quattro grammi e trenta d'argento, e trentaquattro centesimi di carato di smeraldo. Il cappuccio non viene da un catalogo: è stato costruito addosso a questa perla, seguendone la forma, per cui il pezzo non si rifà uguale. Le due pietre chiedono la stessa cura per ragioni diverse — la madreperla è tenera, si riga con l'unghia, e profumo, lacca e sudore la spengono; lo smeraldo è duro ma fragile, e non va mai nel bagno a ultrasuoni. Il cordoncino di seta verde con i finali in argento che compare nelle fotografie è lungo cinquantadue centimetri.
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
Corpo del pendente
Sul davanti del cono, su quattro griffes
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.