La collana intera, appoggiata a un ramo di legno: il filo scende e la chiusura resta in alto

Collezione Creazioni in Argento·Collana

Collana a un filo di perle grigie di Tahiti con chiusura a due foglie d'argento

Cinquantuno centimetri di perle di Tahiti, e fra una perla e l'altra un fiore d'argento.

€850,00 C677p

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Un filo solo di perle di Tahiti, grigie così scure che al primo sguardo sembrano nere; girate alla luce il grigio si apre sul verde e sul melanzana, e nessuna è esattamente del colore di quella accanto. Sono tonde e corrono una dietro l'altra, e fra l'una e l'altra sta un fiore d'argento a petali corti, che le tiene distanziate e non le lascia sbattere. La chiusura non si nasconde dietro la nuca: è un gancio fatto di due foglie d'argento, nervate a rilievo, che si prendono l'una nell'altra e si portano in vista, di lato. Ognuna delle due foglie si chiude a calice attorno all'ultima perla del filo.

Cinquantuno centimetri in tutto, e le perle misurano fra dieci e undici millimetri di diametro: sono scelte una a una e messe in fila, ed è per questo che la misura si dichiara come intervallo e non come numero solo. Dodici grammi e settanta d'argento 925, contando i distanziatori e la chiusura. Il grigio non è un trattamento: la madreperla esce già così dall'ostrica di Tahiti, la Pinctada margaritifera dai bordi neri. Ed è la parte tenera del pezzo — sta intorno al terzo grado di durezza, si riga con l'unghia e si scioglie negli acidi — quindi la collana si mette per ultima, dopo il profumo, e si ripone asciutta. Il filo che regge le perle è la parte che invecchia per prima: va rifatto prima che ceda, non dopo.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

12,70 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Misure
Lunghezza totale 51 cm
Lavorazione
Completamente realizzata a mano nel laboratorio orafo dell'azienda. Le perle sono infilate a mano una per una su un filo resistente, con un distanziatore d'argento fra l'una e l'altra; la chiusura è un gancio a due foglie d'argento che si porta in vista, e ciascuna foglia si chiude attorno alla perla di capo.

Le pietre

Perla di Tahiti

Tutto il filo, una perla dopo l'altra

Taglio
Tonda
Nota
Perle grigie, diametro 10/11 mm
La collana sul busto: la chiusura a foglie si porta in vista, di lato
Le perle da vicino: il grigio scuro vira al verde e al melanzana, e fra l'una e l'altra il fiore d'argento
Il gancio aperto: le due foglie d'argento prima di prendersi l'una nell'altra
La chiusura di profilo: ogni foglia si chiude a calice sulla perla di capo
Le nervature in rilievo sulle due foglie, e il filo scuro che passa fra le perle
Dettaglio del filo: i distanziatori a fiore separano una perla dall'altra

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Perla di Tahiti
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo. Non è un cristallo cresciuto nella roccia: è madreperla, che l'ostrica deposita a strati sottilissimi attorno a un nucleo, uno sopra l'altro per anni, e la luce che si vede in superficie è la somma di quegli strati. Il grigio delle Tahiti è suo di nascita: viene dalla Pinctada margaritifera, l'ostrica dai bordi neri, e non è una tinta. Ma la madreperla è tenera: si riga con l'unghia, e profumo, lacca, aceto e sudore la corrodono in superficie finché il riflesso si spegne. Si rimette via asciutta, e mai chiusa in una busta dove l'aria non passa.
Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.
Infilatura a mano
Le pietre si infilano una alla volta, e il filo che le tiene deve reggere il peso di tutte. I fori non cadono mai esattamente al centro del grano: chi infila decide da che parte entrare, perché un grano girato dalla parte sbagliata fa scalino e il filo scende storto. L'ultimo passaggio è il nodo, e va chiuso con il filo già in tensione: lasco di poco la collana fa la pancia, tirato di poco smette di cadere.
Composizione del filo
Le perle di un filo non escono uguali dall'ostrica: cambiano di un decimo di millimetro alla volta, e cambiano di riflesso. Comporre un filo vuol dire prima scartare — tenere solo quelle che stanno insieme per colore e per lucentezza — e poi metterle in fila nell'ordine giusto, le più grandi al centro e le più piccole verso i capi, perché a occhio nudo uno scalino di misura si vede prima di una differenza di colore. È un lavoro che si fa una volta sola: cambiare l'ordine dopo significa disfare tutto il filo e rifarlo da capo.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.