La collana chiusa a cerchio su un busto bianco, con la sequenza alternata di pietre rosa e verde acqua

Collezione Creazioni in Argento·Collana

Collana girocollo a un filo di morganite sfaccettata rosa e verde acqua, chiusura a due calle d'argento

Cinquantuno centimetri e mezzo di pepite di morganite, e fra un grano e l'altro un nodo nascosto fra due calotte d'argento.

€180,00 CA142morg

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La richiesta arriva a Tuscany Market Hub, che la gira a Anna Gioielli.

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Un filo solo di pietre grosse, infilate una dopo l'altra fino a chiudere il giro del collo. Non sono tonde e non sono uguali: ognuna è una pepita sfaccettata a mano, con facce larghe e irregolari che rimandano la luce a lastre invece che a scintille, e nessuna ripete la forma di quella accanto. Il colore si alterna: un rosa cipria caldo e un verde acqua chiarissimo, quasi trasparente, e dentro i grani si vedono le velature bianche e i punti scuri che il berillo si porta dalla roccia. Fra una pietra e l'altra non corre metallo: ci sono due calotte d'argento a quattro petali, una per parte, e in mezzo il nodo del filo, che resta nascosto fra le due. La chiusura sta di lato, in vista: due calle d'argento con le nervature incise, ciascuna chiusa a cono attorno alla pietra di capo, agganciate l'una all'altra.

Cinquantuno centimetri e mezzo in tutto: è un girocollo, si appoggia alla base del collo e non scende sul petto. D'argento 925 ce ne sono dieci grammi e ottanta, e stanno tutti nelle calotte e nella chiusura — lungo il filo il pezzo sono le pietre. L'azienda le dichiara morganiti naturali e non ne dichiara il peso in carati. La morganite è berillo, come lo smeraldo e l'acquamarina, e il colore si vede per lo spessore che la luce attraversa: è il motivo per cui qui i grani sono tagliati grossi e pieni invece che sottili, e per cui su una pietra pallida la faccia larga rende più della faccetta piccola. Il berillo sta fra sette e mezzo e otto di durezza e regge l'uso di tutti i giorni, ma dentro può avere velature, e su quelle un colpo secco fa più danno di quanto la durezza lasci prevedere. Il nodo fra un grano e l'altro fa due cose: tiene le pietre a non battere l'una contro l'altra, e il giorno in cui il filo cede ne lascia andare una sola invece di tutte. Il filo è la parte che invecchia per prima, e va rifatto prima che ceda, non dopo.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

10,80 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Lucida
Misure
Lunghezza totale 51,5 cm
Lavorazione
Completamente realizzata a mano nel laboratorio orafo dell'azienda. Le pietre sono infilate a mano una per una su un filo resistente e flessibile, con un nodo fra l'una e l'altra nascosto fra due calotte d'argento a quattro petali; la chiusura si porta di lato ed è un gancio fra due calle d'argento con le nervature incise, ciascuna chiusa a cono attorno alla pietra di capo.

Le pietre

Morganite

Tutto il filo, un grano dopo l'altro, alternati di colore

Taglio
Pepita sfaccettata a mano
Nota
Dichiarata naturale dall'azienda; dal rosa cipria al verde acqua chiarissimo; il peso in carati non è dichiarato
La collana distesa a ferro di cavallo su tela di lino, con la chiusura d'argento portata di lato
Dettaglio ravvicinato delle pepite sfaccettate e delle calotte d'argento a quattro petali fra un grano e l'altro
La chiusura a due calle d'argento agganciate l'una all'altra, vista da vicino
La chiusura in posizione laterale e la caduta del filo sotto, in luce radente
Le due calle d'argento chiuse a cono attorno alle pietre di capo, su un ramo di legno
La collana appoggiata a un ramo di legno, con il filo di pietre che scende sotto la chiusura

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Morganite
La morganite è berillo, la stessa specie minerale dello smeraldo e dell'acquamarina: quello che cambia è l'impurezza chiusa nel reticolo, e qui è il manganese, che tinge il cristallo di un rosa che va dal pesca al lilla. Il nome è del Novecento e viene da un collezionista di gemme, J. P. Morgan. Il rosa è quasi sempre pallido, e il colore si vede per lo spessore che la luce attraversa: per questo la morganite si taglia in pietre grandi, o si sgrossa a cabochon, mentre su una pietra sottile il rosa sparisce. Gran parte di quella in commercio viene scaldata, un trattamento stabile che toglie la componente arancio e lascia il rosa pulito. Alla durezza sta fra il sette e mezzo e l'otto e regge l'uso, ma come tutti i berilli può avere dentro velature e fratture, e su quelle un colpo secco fa più danno di quanto la durezza lasci prevedere.
Infilatura a mano
Le pietre si infilano una alla volta, e il filo che le tiene deve reggere il peso di tutte. I fori non cadono mai esattamente al centro del grano: chi infila decide da che parte entrare, perché un grano girato dalla parte sbagliata fa scalino e il filo scende storto. L'ultimo passaggio è il nodo, e va chiuso con il filo già in tensione: lasco di poco la collana fa la pancia, tirato di poco smette di cadere.
Annodatura fra grano e grano
Fra una pietra e l'altra si chiude un nodo sul filo, e il nodo va stretto fino a toccare il grano: lasco, le pietre scorrono e si urtano; tirato fuori posto, il filo si accorcia e la collana perde la caduta. Serve a due cose. La prima è che due pepite non battano faccia contro faccia — il berillo è duro, ma gli spigoli vivi del taglio sono la parte che si scheggia per prima, e a scheggiarli è la pietra accanto. La seconda è che il giorno in cui il filo cede se ne perda una sola invece di vederle andare tutte insieme. I nodi si fanno uno alla volta, con l'ago e le dita, e ognuno va chiuso con il filo già in tensione.
Sfaccettatura a pepita
Il grano non si porta prima a una forma decisa: si sfaccetta seguendo il grezzo. Dove il cristallo è pieno la faccia esce larga, dove il grezzo rientra la faccia si accorcia, e ne viene una pepita di facce disuguali che non si ripete su nessun altro grano del filo. Si taglia così per due motivi. Il primo è il peso: squadrare tutti i grani sullo stesso modello vorrebbe dire buttare metà del cristallo. Il secondo è il colore — su una pietra pallida la faccia larga rimanda la luce a lastre invece che a scintille, e sotto la lastra il colore si vede, mentre la faccetta piccola lo spezzetta. Il prezzo da pagare è che il filo va poi composto a occhio, grano per grano, perché nessuno dei due vicini è uguale all'altro.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.