Collezione Creazioni in Argento·Anello·Stile Fiorentino, tralci floreali incisi a bulino
Anello da uomo in argento con giglio di Firenze smaltato in nero e spalle incise a bulino
Dodici grammi e sessanta d'argento, nessuna pietra: sopra lo smalto nero il giglio è l'unica cosa che riflette.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Sopra c'è un ovale piatto, e dentro l'ovale il giglio di Firenze in argento lucido: tutt'intorno il fondo è nero di smalto, e il fiore resta l'unica cosa che riflette. Il castone è cerchiato da un filo d'argento chiaro, e da lì in poi sull'anello non c'è più un tratto liscio. Le due spalle sono coperte per intero da un tralcio inciso a bulino che passa sotto il castone e continua fin dove la fascia si assottiglia: foglie arricciate, riccioli che si rincorrono, e fra un solco e l'altro il fondo lasciato scuro. Dentro, dove passa il dito, la fascia torna liscia e lucida.
Dodici grammi e sessanta d'argento a novecentoventicinque millesimi, e nessuna pietra. Non c'è niente da guardare che non ce l'abbia messo una mano: lo smalto è vetro macinato che va cotto sul metallo, e dopo il fuoco non si ritocca; il tralcio delle spalle è fatto di solchi tirati uno per volta, e un solco non si ripassa, perché tornarci sopra ne allarga il bordo e il segno smette di prendere la luce. L'incisione non si ferma dove si ferma lo sguardo: gira anche sotto il castone, nel tratto che sta contro la mano e non vede nessuno.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰
- Stile
- Stile Fiorentino, tralci floreali incisi a bulino
- Lavorazione
- Realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: il giglio lasciato in rilievo sul castone e il fondo intorno chiuso di smalto nero, i tralci floreali incisi a bulino su tutte e due le spalle e sul bordo del castone.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Giglio fiorentino
- Il giglio di Firenze non è il giglio araldico che si vede negli stemmi di Francia: ha due stami fra i petali, ed è quello il segno che lo distingue. Il fiore da cui viene è un iris, che cresceva selvatico intorno alla città. Rosso su fondo bianco lo è dal Duecento — prima i colori erano invertiti, e si scambiarono quando la città si divise fra le sue due parti. Per chi lo esegue in metallo il problema non è il significato ma la simmetria: il petalo centrale, i due laterali ricurvi, gli stami e la fascia che li stringe stanno dentro un ovale di pochi millimetri, e chi guarda riconosce lo stemma prima di leggere il disegno. Basta un petalo più corto del suo opposto e non è più il giglio di Firenze: è un fiore.
- Incisione a bulino
- Il bulino è uno scalpellino da orafo che si spinge a mano. Non graffia: solleva un truciolo di metallo e lascia un solco netto che riprende la luce. È il segno che da cinque secoli distingue la scuola orafa fiorentina.
- Smalto
- Lo smalto è vetro: macinato fino alla polvere, steso sul metallo e portato a diverse centinaia di gradi finché fonde e diventa una superficie sola con il pezzo. Prima del fuoco è polvere bagnata che si sposta con un soffio; dopo non si ritocca, perché correggere un punto vuol dire rimandare sul fuoco anche tutto il colore già cotto, e a ogni passaggio si rischia la bolla, la crepa da raffreddamento e il colore che vira. Le famiglie hanno nomi propri e si riconoscono da come il metallo trattiene il colore: champlevé, quando il colore sta in incavi scavati nella lastra; cloisonné, quando sta dentro muretti di filo saldati sul fondo; a freddo, quando al posto del vetro c'è una resina che indurisce senza fuoco. Sono lavorazioni diverse fra loro, e non si attribuiscono a occhio.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.











