Il pendente su un drappo chiaro: la coppa opaca, il topazio ovale e i fili che si incrociano

Collezione Creazioni in Argento·Pendente·Castone a nido su coppa a foglia

Pendente in argento con topazio azzurro ovale su castone a nido, catena compresa

Cinquantadue millimetri di pendente, e il topazio sollevato su otto griffe con l'aria sotto.

€310,00 P58P3

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Il corpo del pendente è una coppa d'argento a forma di foglia, ripiegata su sé stessa: un lato si alza, si arrotola e diventa il gancio da cui passa la catena, l'altro si allarga a conca. Il fondo della conca non è lucido — è lasciato opaco, con la trama fine di chi l'ha rifinito ancora addosso, e su quel fondo il topazio si stacca netto. La pietra è ovale, azzurra e a faccette, e non appoggia sul fondo: sta sollevata su otto griffe a due a due, con l'aria sotto. Sopra la coppa passano fili d'argento tondi che si incrociano, escono dal bordo, girano intorno alla conca e vanno a finire in punta sotto il pendente.

Quattordici grammi e ottanta d'argento a novecentoventicinque millesimi, catena compresa; il pendente misura cinquantadue millimetri e la catena a pallini quaranta centimetri montata. Del topazio l'azienda dichiara che è naturale, e non ne dichiara il peso in carati. Il corpo non è ritagliato da una lastra: è fuso a cera persa, cioè costruito prima in cera e poi ottenuto rompendo lo stampo, che è il modo di avere in un pezzo solo una conca, dei fili che si accavallano e dei sottosquadri. Quello che resta da fare a mano dopo la fusione è però la parte più esposta: il fondo della coppa sta in piena vista tutt'intorno alla gemma, ed è opaco, quindi non c'è lucido che copra un segno di lima.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

14,80 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Stile
Castone a nido su coppa a foglia
Finitura
Opaca nel fondo della coppa, lucida sui fili e sui bordi
Misure
Lunghezza del pendente 52 mm · catena 40 cm
Lavorazione
Realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: il corpo fuso a cera persa, la coppa rifinita e lasciata opaca nel fondo, i fili tondi piegati e incrociati sopra la conca, il topazio ovale montato su otto griffes a due a due. Catena a pallini compresa, montata a quaranta centimetri.

Le pietre

Topazio azzurro

Al centro della coppa, sollevata sopra il nido

Taglio
Ovale a faccette
Nota
Topazio azzurro naturale, su otto griffes a due a due; peso in carati non dichiarato
Il pendente appoggiato a un legno secco, di tre quarti, con la catena a pallini in vista
Veduta dall'altro lato: il nastro arrotolato in alto che fa da gancio e le punte in basso
Dettaglio ravvicinato: il topazio sollevato sulle otto griffe accoppiate
Il pendente disteso sul drappo, ripresa d'insieme con la catena
Veduta ravvicinata del fondo opaco della coppa tutt'intorno alla gemma
Il pendente appoggiato a una pietra chiara, ripreso di fronte
Ripresa di scorcio: sotto la pietra resta aria e si vede il fondo della conca
Il pendente su fondo scuro, appeso alla catena da quaranta centimetri

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Fusione a cera persa
Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
Castone a nido
Il castone non è un cerchio di metallo chiuso attorno alla pietra: è una coppa bassa a forma di foglia, e sopra le passano fili d'argento tondi che si incrociano e si avvolgono come i rami di un nido. La pietra non appoggia sul fondo — sta sollevata su otto griffes a due a due, e sotto le resta aria. Il fondo della coppa quindi si vede tutt'intorno alla gemma, ed è la parte che perdona meno: resta opaco e in piena vista, così ogni segno di lima o di utensile scivolato ci rimane sopra, e per toglierlo bisognerebbe levare metallo proprio dove la coppa è più sottile.
Topazio azzurro
Il topazio è un silicato di alluminio, e in natura è quasi sempre incolore. L'azzurro che si vede in gioielleria nasce quasi sempre da un trattamento: il grezzo incolore viene irradiato e poi scaldato, e il colore che ne esce è stabile e non sbiadisce. Il topazio azzurro di origine naturale esiste, ma è raro e di solito molto pallido — su una pietra azzurra e satura il trattamento è quindi la regola e non l'eccezione, ed è una pratica dichiarata e accettata nel commercio delle gemme. Per chi monta conta un'altra cosa: il topazio si sfalda lungo un piano netto, parallelo alla base. Un colpo dato nella direzione sbagliata non scheggia un angolo, apre la pietra in due — per questo si tiene su griffes che la prendono sul contorno e la lasciano libera, e su un topazio già in sede un castone non si ribatte.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.