L'anello di tre quarti: la lastra verde, l'angolo di bronzo e la fascia bucata a crateri

Collezione Marte·Anello

Anello Marte in argento con lastra rettangolare di diaspro verde e angolo in bronzo

Quattordici grammi d'argento, una lastra di diaspro verde da quindici per venti millimetri, e un angolo di bronzo che le sale sopra.

€250,00 AA170

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Al centro c'è una lastra rettangolare di diaspro verde, segata piana e lucidata sulla faccia in vista: verde scuro, quasi nero dove la luce non batte, con qualche velatura più chiara e qualche punto rossiccio che affiora dalla superficie. La tengono quattro griffe d'argento a testa tonda, una per angolo, ribattute sopra il bordo della pietra. Su un angolo sale il bronzo: una placca irregolare, bucata dagli stessi crateri dell'argento, che scavalca lo spigolo, appoggia sulla lastra e scende lungo la spalla fino a girare sul retro. Tutto il resto dell'anello è argento forato — buchi tondi di diametri diversi, con i bordi in rilievo e i fondi anneriti — e sulle spalle i fori passano da parte a parte: in controluce si vede la luce che li attraversa. Le spalle sono larghe e si stringono verso il basso in una fascia sottile che, contro il dito, torna liscia e lucida: è l'unica superficie continua del pezzo.

Quattordici grammi d'argento a novecentoventicinque millesimi, e su un anello sono molti: stanno quasi tutti nelle due spalle, che restano spesse anche dove i crateri le attraversano. È quello spessore a reggere i fori — su una parete bucata il metallo che avanza fra un vuoto e l'altro è tutta la struttura che c'è, e dove se ne toglie troppo la parete cede proprio lì. La lastra misura quindici millimetri per venti ed è diaspro naturale: calcedonio, cioè quarzo cresciuto in fibre così fitte che il cristallo singolo non si distingue, con dentro abbastanza ossido di ferro e argilla da renderlo opaco. Per questo non è sfaccettato. La luce non lo attraversa e non c'è niente da rimandare, quindi la pietra si sega piana e si lucida, e quello che resta da guardare è il colore e il disegno che la roccia ha dentro.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

14,00 grammiArgento 925‰
Bronzo angolo sulla pietra
Metalli
Argento 925‰ · bronzo (angolo)
Finitura
Brunita nei fondi dei crateri, lucida sui rilievi
Misure
Pietra 15 × 20 mm
Lavorazione
Realizzato in argento 925‰ e rifinito a mano nel laboratorio orafo dell'azienda.

Le pietre

Diaspro verde

Sopra, fra quattro griffe a pallino, con uno spigolo coperto dalla placca di bronzo

Taglio
Lastra piana
Misura
15 × 20 mm
Colore
Verde scuro, con velature più chiare e punti rossicci
Nota
Pietra naturale
La faccia vista dall'alto: la lastra rettangolare fra le quattro griffe a pallino
Dettaglio ravvicinato della placca di bronzo forata che scavalca lo spigolo della pietra
La testa dell'anello di fronte, appoggiata su un legno
Profilo della testa e della spalla, con lo spessore del castone di taglio
Tre quarti da destra, con il bronzo in primo piano sull'angolo alto
Veduta dall'alto e da dietro: la curva esterna della fascia e la spalla traforata
Da dietro a sinistra: la luce passa attraverso i fori della spalla
Tre quarti posteriore, con la pietra vista quasi di taglio
Di fronte: la spalla larga che si stringe verso la fascia
L'apertura dell'anello vista in asse, fra le due spalle bucate
L'interno dell'anello: i crateri sul rovescio, il bronzo che gira sul retro e la fascia liscia contro il dito
L'anello intero appoggiato su un legno, di tre quarti
L'anello indossato, per la misura del volume sulla mano

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Vuoti irregolari
In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Taglio a tavola
La pietra non ha corona né faccette: è segata a lastra piana e lucidata sulla faccia in vista. Non c'è luce da rimandare, c'è solo il colore e quello che il minerale ha dentro, quindi la lastra va presa dove la venatura tiene: un piano storto rispetto agli strati fa saltare un angolo sotto la mola, e su una pietra già segata non si recupera.
Griffe a pallino
Non sono unghiette appuntite: sono quattro prese d'argento a testa tonda, una per angolo, ribattute sul bordo della pietra in modo da fermarla appoggiando piatte invece che pungendo. Su una lastra a spigolo vivo è la scelta obbligata, perché una punta stretta su un angolo di quarzo lo scheggia, e una scheggia su un piano lucidato si vede da ogni parte. La difficoltà è che devono premere tutte e quattro allo stesso modo: una più stretta inclina la lastra e lascia le altre in aria, una più larga la lascia girare in sede, e per correggerne una bisogna tornare con l'utensile sopra la pietra già montata.
Bronzo e argento sullo stesso pezzo
Il bronzo è rame con dello stagno, e sotto la fiamma il rame si ossida prima di ogni altra cosa: si copre di una scaglia nera che, se resta chiusa dentro il giunto, la saldatura non tiene. Fonde anche più in alto dell'argento a novecentoventicinque millesimi, quindi la parte che si rischia è sempre l'argento — si scalda quel tanto che basta a far presa sul bronzo, e un secondo di troppo affonda il metallo che sta sotto. Poi i due invecchiano in modo diverso, l'argento verso il grigio e il bronzo verso il bruno: il contrasto che si vede oggi è un punto di partenza, non uno stato fermo.
Diaspro verde
Il diaspro è calcedonio: quarzo cresciuto in fibre così fitte che il cristallo singolo non si distingue. Quello che lo separa dalle altre varietà è quanto ha dentro di estraneo — fino a un quinto del suo peso fra ossidi di ferro e argilla — ed è proprio quella materia a renderlo opaco e a dargli il colore. Il verde viene da silicati di ferro dispersi nella massa e non è mai steso uniforme: si dispone a zone, a velature e a vene, e sul diaspro verde compaiono spesso punti rossi di ossido di ferro. Per questo non si sfaccetta. La luce non lo attraversa, non c'è niente da rimandare, e una corona di faccette non aggiungerebbe nulla: si sega piano, si lucida, e quello che si guarda è il disegno che la roccia ha dentro. Al settimo grado di durezza tiene l'uso di tutti i giorni meglio di quasi ogni pietra di colore; il rischio sta prima, nel taglio, perché una vena di argilla o una frattura chiusa non si vedono da fuori e saltano sotto la mola, e una lastra già segata non si recupera.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.