Diaspro verde
Sopra, fra quattro griffe a pallino, con uno spigolo coperto dalla placca di bronzo
- Taglio
- Lastra piana
- Misura
- 15 × 20 mm
- Colore
- Verde scuro, con velature più chiare e punti rossicci
- Nota
- Pietra naturale
Collezione Marte·Anello
Quattordici grammi d'argento, una lastra di diaspro verde da quindici per venti millimetri, e un angolo di bronzo che le sale sopra.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Al centro c'è una lastra rettangolare di diaspro verde, segata piana e lucidata sulla faccia in vista: verde scuro, quasi nero dove la luce non batte, con qualche velatura più chiara e qualche punto rossiccio che affiora dalla superficie. La tengono quattro griffe d'argento a testa tonda, una per angolo, ribattute sopra il bordo della pietra. Su un angolo sale il bronzo: una placca irregolare, bucata dagli stessi crateri dell'argento, che scavalca lo spigolo, appoggia sulla lastra e scende lungo la spalla fino a girare sul retro. Tutto il resto dell'anello è argento forato — buchi tondi di diametri diversi, con i bordi in rilievo e i fondi anneriti — e sulle spalle i fori passano da parte a parte: in controluce si vede la luce che li attraversa. Le spalle sono larghe e si stringono verso il basso in una fascia sottile che, contro il dito, torna liscia e lucida: è l'unica superficie continua del pezzo.
Quattordici grammi d'argento a novecentoventicinque millesimi, e su un anello sono molti: stanno quasi tutti nelle due spalle, che restano spesse anche dove i crateri le attraversano. È quello spessore a reggere i fori — su una parete bucata il metallo che avanza fra un vuoto e l'altro è tutta la struttura che c'è, e dove se ne toglie troppo la parete cede proprio lì. La lastra misura quindici millimetri per venti ed è diaspro naturale: calcedonio, cioè quarzo cresciuto in fibre così fitte che il cristallo singolo non si distingue, con dentro abbastanza ossido di ferro e argilla da renderlo opaco. Per questo non è sfaccettato. La luce non lo attraversa e non c'è niente da rimandare, quindi la pietra si sega piana e si lucida, e quello che resta da guardare è il colore e il disegno che la roccia ha dentro.
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
Sopra, fra quattro griffe a pallino, con uno spigolo coperto dalla placca di bronzo
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.