L'anello di fronte: l'ametista ovale a cabochon nel castone d'argento e le otto pietre di colore su griffe d'oro tutt'intorno

Collezione Marte·Anello

Anello Marte in argento brunito e oro con ametista ovale a cabochon e otto pietre di colore

Otto pietre di colore su griffe d'oro intorno a un'ametista ovale a cabochon, su diciannove grammi d'argento brunito.

€760,00 A950pv

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Al centro un'ametista ovale a cabochon: nessuna faccetta, una cupola liscia in cui il viola si legge a bande — una parte quasi trasparente, una piena — e le venature restano visibili sotto la superficie lucidata. La chiude un castone d'argento dal bordo mosso, fermato da quattro grani. Tutto il resto è argento brunito, aperto a vuoti irregolari che si allargano e si stringono senza ripetersi: nero nei fondi, chiaro sui bordi. Non è una fascia, è una massa che sale a cupola sopra il dito e continua forata anche sui fianchi. Sull'argento, a quote diverse e senza fare corona, stanno otto pietre piccole, ognuna sulle sue griffe d'oro giallo: una verde, una gialla, una azzurra, una rosa chiara, due magenta, una viola e una blu-viola.

L'argento a novecentoventicinque millesimi pesa diciannove grammi e cinque, e fa tutto il corpo; l'oro giallo a diciotto carati è un grammo e sedici — sedici volte meno — e sta soltanto nelle otto sedi delle pietre di colore. Le pietre intorno sono quarzo citrino, peridoto, ametista rosa, topazio azzurro e rodolite, e ognuna ha la sua sede aperta a mano in un punto diverso del traforo, dove il pieno si allarga quanto basta a reggerla. L'ametista al centro non è sfaccettata: tagliata a cupola non restituisce scintille ma il colore per intero, ed è per questo che regge il confronto con otto pietre più piccole senza sparire.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

19,05 grammiArgento 925‰
1,16 grammiOro giallo 18kt 750‰
Metalli
Argento 925‰ e oro giallo 18kt 750‰
Lavorazione
Realizzato a mano. Corpo in argento aperto a vuoti irregolari, brunito nei fondi e rilucidato sui rilievi; castone dell'ametista in argento; le otto pietre di colore incastonate una per una su griffe d'oro giallo, a quote diverse sul traforo.

Le pietre

Ametista

Al centro, nel castone d'argento

Taglio
Cabochon ovale
Nota
Ametista naturale

Quarzo citrino

Fra le otto pietre di colore intorno, in sedi d'oro a griffe

Peridoto

Fra le otto pietre di colore intorno, in sedi d'oro a griffe

Ametista rosa

Fra le otto pietre di colore intorno, in sedi d'oro a griffe

Topazio azzurro

Fra le otto pietre di colore intorno, in sedi d'oro a griffe

Rodolite

Fra le otto pietre di colore intorno, in sedi d'oro a griffe

Tre quarti dall'alto: il corpo d'argento aperto a vuoti irregolari che scende fino alla fascia
Veduta di scorcio: quanto la testa dell'anello si allarga sopra il dito
L'anello inclinato indietro: la cupola dell'ametista vista di taglio
Veduta laterale: l'altezza a cui sale il castone sopra la fascia
Il fianco: i vuoti attraversano il metallo da parte a parte e si vede attraverso
Il lato opposto: peridoto, quarzo citrino e le altre pietre montate a quote diverse sull'argento
L'anello appoggiato su un ramo: il contrasto fra i fondi neri e i rilievi rilucidati
Tre quarti su legno: le griffe d'oro che chiudono una a una le pietre di colore
Ravvicinata: le venature dentro l'ametista, leggibili sotto la cupola lucidata
L'anello al dito: la misura reale della testa sulla mano
Al dito, di tre quarti: quanto l'anello sporge dal profilo della mano
Al dito, di fronte: come si legge il viola dell'ametista alla luce del giorno

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Vuoti irregolari
In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Oro e argento sullo stesso pezzo
L'argento fonde a una temperatura più bassa dell'oro e sotto la fiamma si ossida in fretta. Montare i due metalli sullo stesso pezzo vuol dire scaldare quel tanto che basta a far presa sulla saldatura senza affondare l'argento, e pulire il giunto prima che il nero della fiamma resti chiuso sotto l'oro.
Taglio a cabochon
Nessuna faccetta: la pietra si sgrossa e si lucida fino a una cupola continua. Non è il taglio più facile, è il taglio che nasconde meno — su una superficie liscia ogni ondulazione si legge a occhio nudo, mentre fra le faccette si perde. E la luce non torna a scintille: entra, attraversa lo spessore e risale portandosi dietro il colore, per cui quello che si guarda è il colore e non il fuoco.
Ametista
L'ametista è quarzo viola, e il viola non viene da un pigmento: viene da qualche atomo di ferro finito nel reticolo al posto del silicio e poi colpito dalla radiazione naturale della roccia. Per questo il colore non è quasi mai steso uniforme — si dispone a zone e a fasce, più carico da una parte e più chiaro dall'altra — e orientare bene la pietra sotto la mola serve proprio a distribuirlo. È dura come il citrino, settimo grado, e si porta tutti i giorni senza riguardi verso i graffi; ma quel viola è la cosa più delicata che ha. Una luce forte e continua lo sbiadisce, e il calore lo cancella del tutto: un'ametista scaldata abbastanza diventa gialla, ed è così che nasce buona parte del citrino in commercio. Il viola perso non torna.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

Richiedi un pezzo su misura
Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.