Collezione Marte·Pendente
Pendente Marte a sfera cava d'argento forata a crateri, su cordoncino di cuoio
Undici grammi e novanta d'argento fra la sfera e il gancio, e quarantanove centimetri di cuoio.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
La sfera è d'argento e non è piena: è un guscio bucato da parte a parte. I fori sono tondi, di diametri diversi, con i bordi lasciati in rilievo, e guardando dentro uno si vede la luce che entra da quello opposto — dentro non c'è niente. I fondi restano neri e i rilievi sono rilucidati, come in tutti i Marte: il disegno viene avanti per contrasto. Il cordoncino di cuoio nero passa dentro la sfera da una parte all'altra, e due rondelle d'argento la fermano al centro, una per lato, perché non scorra. Ai due capi del cuoio ci sono altrettanti tubi d'argento bucati con gli stessi crateri: uno finisce in un gancio, l'altro in un occhiello ripiegato, e la chiusura è quella — non un accessorio comprato a parte, ma lo stesso disegno che continua fino in fondo.
Undici grammi e novanta d'argento a novecentoventicinque millesimi: è tutto il metallo del pezzo, e sta nella sfera e nella chiusura a gancio. Il resto è cuoio, e la collana montata misura quarantanove centimetri in tutto. Qui non c'è oro e non c'è nessuna pietra: niente da incastonare, niente da mettere al centro, e quello che resta da guardare è soltanto il rapporto fra il pieno e il vuoto. Sul guscio i fori si contano a decine e nessuno è largo come il vicino; il metallo che avanza fra l'uno e l'altro è tutta la struttura che la sfera ha, perché dentro non c'è niente che la sostenga. Lo stesso vale per il gancio, che è bucato quanto la sfera e regge comunque il peso di quello che chiude.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰
- Finitura
- Brunita nei fondi, lucida sui rilievi
- Misure
- Lunghezza totale 49 cm
- Lavorazione
- Realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: la sfera cava aperta a crateri di diametri diversi e forata da parte a parte per il passaggio del cuoio, brunita nei fondi e rilucidata sui rilievi; i due tubi terminali e il gancio bucati con lo stesso disegno; la sfera fermata al centro del cordoncino fra due rondelle d'argento.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Sfera cava traforata
- Una lastra piana si tiene ferma sul banco e si apre dall'alto; una sfera no. Il corpo è chiuso e cavo, quindi ogni foro va aperto su una superficie che scappa sotto l'attrezzo, e la punta che sfonda esce nel vuoto senza incontrare niente dietro. L'interno non si raggiunge più: i bordi vanno ripresi uno per uno dal solo lato accessibile, quello di fuori. E la sfera sta in piedi soltanto per il pieno che avanza fra un vuoto e l'altro — tolto troppo in un punto, la parete cede proprio lì, e su un guscio chiuso non c'è modo di rinforzarla da dentro.
- Vuoti irregolari
- In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
- Brunitura
- L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.










