Collezione Creazioni in Argento·Anello·Iniziale in corsivo su smalto nero, gambo intrecciato
Anello da uomo in argento dorato con iniziale in corsivo su smalto nero e gambo intrecciato
Nove grammi d'argento dorato: tutto il fregio floreale sta dentro il tratto di una lettera sola.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
La testa è un quadrato con gli angoli tondi, e dentro il fondo è nero: sopra quel nero sta una lettera sola, in corsivo, d'oro. Non è una lettera piena — dentro il tratto grosso corre un fregio di foglioline incise a bulino, così anche la lettera ha il suo disegno, e da vicino si vede che il segno grande è fatto di segni piccoli. Il bordo della testa è un filo liscio e lucido. Le due spalle sono un intreccio: nastri che passano uno sopra l'altro e si incrociano, e ogni nastro è rigato per lungo di righe fitte, così l'intreccio non riflette come metallo lucido ma come una stoffa. Tutto il pezzo è dorato, testa e gambo.
Nove grammi d'argento a novecentoventicinque millesimi, dorati. L'oro sopra è oro vero, ma è uno strato di pochi micron: cambia il colore e non il peso, e con gli anni si consuma dove l'anello sfrega — il rovescio della fascia, gli spigoli dei nastri — e lì torna a vedersi il bianco dell'argento. La doratura si rifà. Quello che non si rifà è la lettera: il fregio dentro il tratto si apre a bulino, e il bulino non graffia, solleva un truciolo, e quello che si è tolto non torna. Per questo l'iniziale si concorda prima che la lavorazione cominci: l'anello nasce con quella lettera, non ci viene adattato dopo.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰ dorato
- Stile
- Iniziale in corsivo su smalto nero, gambo intrecciato
- Finitura
- Dorata; testa liscia e lucida, nastri del gambo rigati
- Lavorazione
- Realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: il gambo intrecciato a nastri rigati, la lettera lasciata in metallo sulla testa e il fondo intorno chiuso di smalto nero, i motivi floreali incisi a bulino dentro il tratto della lettera; la doratura per ultima, su tutto il pezzo. L'iniziale si concorda prima della lavorazione: l'anello nasce con quella lettera e non è un pezzo pronto da personalizzare dopo. Nelle fotografie la lettera è «F».
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- L'iniziale incisa
- L'iniziale non è una lettera presa da un alfabeto già pronto e appoggiata sopra: si disegna sul piano dell'anello, e nel tratto grosso del corsivo si apre a bulino un fregio di foglie, uno per volta. La lettera esiste solo per chi la porta, e l'anello nasce con quella. Non c'è correzione: un solco sbagliato non si richiude, e un piano già inciso non si ripiana senza portarlo via tutto. Per questo la lettera si concorda prima che la lavorazione cominci, e non dopo.
- Incisione a bulino
- Il bulino è uno scalpellino da orafo che si spinge a mano. Non graffia: solleva un truciolo di metallo e lascia un solco netto che riprende la luce. È il segno che da cinque secoli distingue la scuola orafa fiorentina.
- Smalto
- Lo smalto è vetro: macinato fino alla polvere, steso sul metallo e portato a diverse centinaia di gradi finché fonde e diventa una superficie sola con il pezzo. Prima del fuoco è polvere bagnata che si sposta con un soffio; dopo non si ritocca, perché correggere un punto vuol dire rimandare sul fuoco anche tutto il colore già cotto, e a ogni passaggio si rischia la bolla, la crepa da raffreddamento e il colore che vira. Le famiglie hanno nomi propri e si riconoscono da come il metallo trattiene il colore: champlevé, quando il colore sta in incavi scavati nella lastra; cloisonné, quando sta dentro muretti di filo saldati sul fondo; a freddo, quando al posto del vetro c'è una resina che indurisce senza fuoco. Sono lavorazioni diverse fra loro, e non si attribuiscono a occhio.
- Doratura
- La doratura è oro vero, ma in strato sottilissimo: il pezzo d'argento già finito si immerge in un bagno e la corrente ci deposita sopra qualche micron d'oro — quanto basta a cambiare il colore, non abbastanza a cambiare il peso. Si fa per ultima, su un metallo pulito fino allo specchio, perché qualunque residuo resti sotto lo strato ci resta chiuso e prima o poi affiora. E va detta per quello che è: sotto c'è argento. Con gli anni lo strato si consuma dove il gioiello sfrega, e in quei punti torna a vedersi il bianco. Non è un difetto della lavorazione: è la natura di pochi micron, e si rifà.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.











