Il topazio azzurro ovale nel nido di fili d'argento, veduta di tre quarti

Collezione Creazioni in Argento·Anello·Castone a nido su gambo aperto

Anello in argento con castone a nido e topazio azzurro ovale

Dodici millimetri per nove di topazio azzurro, tenuti sul contorno da otto griffes: su un topazio in sede un castone non si ribatte.

€340,00 AL58A3

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

L'azzurro è freddo e pulito, dello stesso tono da un capo all'altro della pietra, senza zone più cariche né più chiare. È anche la più limpida delle gemme che vestono questa montatura: si guarda dentro fino in fondo, e quando la mano si muove le faccette del bordo mandano lampi bianchi che per un attimo scoprono il colore. L'ovale ha una tavola larga in cima, e il colore vive nello spessore che sta sotto: la gemma si legge più azzurra vista di lato che vista in piano. Otto griffes la prendono sul contorno e la lasciano libera, sollevata sopra la coppa d'argento.

Dodici millimetri per nove. L'argento è a novecentoventicinque millesimi e pesa nove grammi e quaranta. Il topazio è più duro dei quarzi — ottavo grado contro il settimo — ma la durezza non è la tenacità: si sfalda lungo un piano netto parallelo alla base, e un colpo dato nel verso sbagliato non gli scheggia un angolo, lo apre in due. È il motivo per cui qui sta su griffes che lo prendono ai lati invece che dentro un castone ribattuto. L'azzurro dei topazi in gioielleria nasce quasi sempre da un trattamento su grezzo incolore: è stabile, non sbiadisce, ed è pratica dichiarata e corrente nel commercio delle gemme. Il peso in carati non è dichiarato dall'azienda, e non lo aggiungiamo noi.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

9,40 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Stile
Castone a nido su gambo aperto
Finitura
Martellata sul gambo, lucida sui fili del nido, opaca nel fondo della coppa
Misure
Pietra 12 × 9 mm · gambo aperto e regolabile
Lavorazione
Fuso a cera persa e rifinito a mano: il gambo battuto a martello, i fili del nido lucidati, la pietra tenuta da otto griffes chiuse a mano.

Le pietre

Topazio azzurro

Al centro, sollevata sopra il nido

Taglio
Ovale a faccette
Nota
Topazio azzurro naturale, 12 × 9 mm; peso in carati non dichiarato
La coppa a foglia e i fili che le girano attorno, visti da sopra
Veduta laterale: quanto il castone si alza sopra il dito
Il gambo visto da dietro, con i due lembi martellati che si sovrappongono
La pietra quasi di fronte, con le otto griffes che la prendono sul contorno
Il gambo in primo piano e il castone che si alza dietro
La spirale dei fili d'argento e l'apertura del gambo, di tre quarti
Il retro del nido: i fili che si incrociano e scendono verso il gambo
L'anello al dito, per capirne l'ingombro
Il pezzo appoggiato al legno, di tre quarti
Dettaglio del topazio limpido e del fondo opaco della coppa

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Fusione a cera persa
Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
Castone a nido
Il castone non è un cerchio di metallo chiuso attorno alla pietra: è una coppa bassa a forma di foglia, e sopra le passano fili d'argento tondi che si incrociano e si avvolgono come i rami di un nido. La pietra non appoggia sul fondo — sta sollevata su otto griffes a due a due, e sotto le resta aria. Il fondo della coppa quindi si vede tutt'intorno alla gemma, ed è la parte che perdona meno: resta opaco e in piena vista, così ogni segno di lima o di utensile scivolato ci rimane sopra, e per toglierlo bisognerebbe levare metallo proprio dove la coppa è più sottile.
Gambo aperto regolabile
Il cerchio non è chiuso: i due capi della fascia si sovrappongono di lato e scorrono uno sull'altro, così l'anello si allarga o si stringe sul dito senza passare dal laboratorio. La comodità ha un limite preciso: l'argento piegato si incrudisce, cioè si indurisce proprio dove ha lavorato, e oltre un certo numero di aperture crepa invece di cedere. Si assesta con le dita una volta, sul dito giusto, e da lì in poi si lascia stare.
Martellatura
Il gambo viene battuto a martello finché la superficie non prende una texture irregolare. Nessun colpo è uguale al precedente, quindi nessun anello è uguale a un altro.
Topazio azzurro
Il topazio è un silicato di alluminio, e in natura è quasi sempre incolore. L'azzurro che si vede in gioielleria nasce quasi sempre da un trattamento: il grezzo incolore viene irradiato e poi scaldato, e il colore che ne esce è stabile e non sbiadisce. Il topazio azzurro di origine naturale esiste, ma è raro e di solito molto pallido — su una pietra azzurra e satura il trattamento è quindi la regola e non l'eccezione, ed è una pratica dichiarata e accettata nel commercio delle gemme. Per chi monta conta un'altra cosa: il topazio si sfalda lungo un piano netto, parallelo alla base. Un colpo dato nella direzione sbagliata non scheggia un angolo, apre la pietra in due — per questo si tiene su griffes che la prendono sul contorno e la lasciano libera, e su un topazio già in sede un castone non si ribatte.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Il gambo di questo anello resta aperto: i due lembi si sovrappongono senza saldatura, e una pressione leggera delle dita lo allarga o lo stringe. Si porta su più misure, e su dita diverse.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.