Il pendente appeso al cordoncino bordeaux, veduta frontale

Collezione Marte·Pendente

Pendente Marte in argento brunito su perla barocca con tormalina rosa a cabochon

Tredici millimetri e sei di perla barocca sotto sette grammi e dieci d'argento traforato, e una tormalina a cabochon sul davanti.

€325,00 PA259ptop

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

La perla è la parte grande: una barocca bianca dal profilo irregolare, con una gobba bassa su un fianco e la superficie percorsa da onde larghe, quelle che la madreperla lascia depositandosi a strati. Il bianco non sta fermo — al girare della luce ci passano il rosa, il verde e l'azzurro. Sopra la prende una calotta d'argento che non è una lamina: è un intreccio di rami sottili, bucati e aperti in vuoti che non si somigliano, e ogni ramo scende sulla spalla della perla e finisce in un pallino. Dalla calotta un ramo più lungo corre giù sul davanti e in basso si allarga in un collarino traforato con gli stessi crateri: dentro, tenuta da sei griffes finite a pallino, sta la tormalina, un cabochon rosa lampone, bombato e senza faccette — la luce non ci scintilla sopra, ci entra, attraversa lo spessore e risale portandosi dietro il colore. L'argento è brunito nei fondi e rilucidato solo sui rilievi, come in tutti i Marte: il disegno viene avanti per contrasto. In cima il passante è dello stesso argento bucato, e ci passa dentro un cordoncino di seta bordeaux.

Il pendente misura ventotto millimetri per quattordici, e la perla ne misura tredici e sei di diametro: la larghezza è quasi tutta perla, l'argento le sta sopra e sul davanti, non di fianco. Sette grammi e dieci d'argento a novecentoventicinque millesimi, e non un grammo d'oro. Della tormalina l'azienda dichiara che è naturale e non ne dà il peso in carati, e i carati non li aggiungiamo noi. La forma della perla non è stata scelta a catalogo: è quella che il mollusco ha depositato strato su strato, e la calotta è stata costruita addosso a questa e non a un'altra, per cui il pezzo non si rifà uguale. La madreperla però è tenera: si riga con l'unghia e si scioglie negli acidi, quindi il pendente si mette per ultimo, dopo il profumo, e si ripone asciutto. Il cordoncino bordeaux di seta con i finali in argento che compare nelle fotografie è lungo quarantotto centimetri e mezzo.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

7,10 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Brunita nei fondi, lucida sui rilievi
Misure
Pendente 28 × 14 mm · cordoncino 48,5 cm
Lavorazione
Realizzato interamente a mano, seguendo la morfologia della perla: la calotta d'argento intrecciata a rami e aperta a vuoti irregolari, brunita nei fondi e rilucidata sui rilievi; il collarino traforato costruito sul davanti della perla; la tormalina a cabochon chiusa a freddo su sei griffes; il passante ricavato dallo stesso argento bucato.

Le pietre

Perla barocca

Corpo del pendente

Nota
Diametro circa 13,60 mm

Tormalina

In basso sul davanti, in un collarino traforato, su sei griffes

Taglio
Cabochon
Nota
Tormalina naturale; l'azienda non ne dichiara il peso in carati
Di tre quarti su una pietra chiara: la calotta di rami e la tormalina sul davanti
Il cordoncino disteso, con i finali in argento, il moschettone e la catenella di allungamento
Il davanti da vicino: il collarino traforato e la tormalina sulle sue sei griffes
Veduta laterale: quanto l'argento scende sul fianco della perla
Il pendente sospeso su fondo chiaro, con l'intreccio di rami in piena luce
Il pendente sospeso e girato di tre quarti: le onde larghe della madreperla
Il pendente appoggiato sul legno, veduta dall'alto
Dettaglio ravvicinato sul legno: la cupola della tormalina e i crateri del collarino

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Vuoti irregolari
In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Tormalina
«Tormalina» non è il nome di una pietra: è il nome di una famiglia di minerali che hanno la stessa struttura e cambiano composizione — e quindi colore — secondo gli elementi che ci entrano dentro mentre il cristallo cresce. Rosa, verde, azzurra, gialla, nera, e a volte due colori nello stesso cristallo. Il colore poi non è uno solo nemmeno dentro la stessa pietra: la tormalina è fortemente dicroica, cioè assorbe la luce in modo diverso lungo l'asse del cristallo e di traverso, e guardata per il lungo esce sempre più scura. Chi taglia deve quindi decidere prima da che parte orientare la tavola, perché dallo stesso grezzo può uscire un rosa acceso o un rosa quasi nero, e la materia tolta per rimediare non torna. Chi monta ha un problema in più: i cristalli sono percorsi da fratture sottili nel senso della lunghezza, e il calore rapido le apre. La tormalina si incassa quindi a montatura fredda e finita, e sotto la fiamma non ci va.
Taglio a cabochon
Nessuna faccetta: la pietra si sgrossa e si lucida fino a una cupola continua. Non è il taglio più facile, è il taglio che nasconde meno — su una superficie liscia ogni ondulazione si legge a occhio nudo, mentre fra le faccette si perde. E la luce non torna a scintille: entra, attraversa lo spessore e risale portandosi dietro il colore, per cui quello che si guarda è il colore e non il fuoco.
Perla barocca
Barocca vuol dire che la perla non è tonda, e che non è stata fatta diventare tonda: la madreperla si è depositata attorno a un nucleo che si era spostato, e ogni strato ha ripetuto lo scarto del precedente, finché il corpo è cresciuto con i suoi dossi e le sue pieghe. Una tonda si scarta e si rimpiazza con un'altra della stessa misura; una barocca no, non ne esiste una seconda con lo stesso profilo. Chi la monta lavora quindi su un pezzo unico: la sede va aggiustata a mano su quella forma, e forzarla scheggia la madreperla, che sopra il nucleo è spessa pochi decimi di millimetro.
Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.