Collezione Marte·Orecchini
Orecchini Marte pendenti a due sfere cave d'argento traforate, perni in oro giallo
Quattro gusci d'argento vuoti in un paio, e mezzo grammo d'oro solo dove tocca la pelle.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Ogni orecchino è fatto di due sfere d'argento, una piccola sul lobo e una più grande che pende sotto, e nessuna delle due è piena: sono gusci vuoti, aperti da parte a parte. I vuoti non seguono un disegno che si ripete — hanno forme e larghezze diverse, e il metallo che avanza fra l'uno e l'altro corre in nastri con i bordi ingrossati a goccia. I fondi restano neri e i rilievi sono rilucidati, come in tutti i Marte: il disegno viene avanti per contrasto. Fra la sfera di sopra e quella di sotto c'è un pernio d'oro giallo, e d'oro è anche il perno che entra nel lobo — le uniche due parti calde, e le sole che toccano la pelle.
Sedici grammi e cinquanta d'argento a novecentoventicinque millesimi, mezzo grammo d'oro a diciotto carati. L'oro sta soltanto nei perni, e ci sta per un motivo pratico dichiarato dal laboratorio: è il metallo che appoggia sul lobo, e chi non tollera l'argento con l'oro non ha problemi. L'orecchino misura trentasei millimetri in tutto, la sfera grande venti di diametro. Qui non c'è nessuna pietra, quindi quello che resta da guardare è il rapporto fra il pieno e il vuoto: su un guscio chiuso il metallo che avanza fra un foro e l'altro è tutta la struttura che la sfera ha, perché dentro non c'è niente che la sostenga.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰ e oro giallo 18kt 750‰
- Finitura
- Brunita nei fondi, lucida sui rilievi
- Misure
- Lunghezza totale 36 mm · diametro della sfera grande 20 mm
- Lavorazione
- Realizzati a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: le sfere cave aperte a vuoti irregolari e riprese sui bordi dal solo lato esterno, brunite nei fondi e rilucidate sui rilievi; i perni da lobo e il pernio che unisce le due sfere in oro giallo, saldati all'argento.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Sfera cava traforata
- Una lastra piana si tiene ferma sul banco e si apre dall'alto; una sfera no. Il corpo è chiuso e cavo, quindi ogni foro va aperto su una superficie che scappa sotto l'attrezzo, e la punta che sfonda esce nel vuoto senza incontrare niente dietro. L'interno non si raggiunge più: i bordi vanno ripresi uno per uno dal solo lato accessibile, quello di fuori. E la sfera sta in piedi soltanto per il pieno che avanza fra un vuoto e l'altro — tolto troppo in un punto, la parete cede proprio lì, e su un guscio chiuso non c'è modo di rinforzarla da dentro.
- Vuoti irregolari
- In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
- Brunitura
- L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
- Oro e argento sullo stesso pezzo
- L'argento fonde a una temperatura più bassa dell'oro e sotto la fiamma si ossida in fretta. Montare i due metalli sullo stesso pezzo vuol dire scaldare quel tanto che basta a far presa sulla saldatura senza affondare l'argento, e pulire il giunto prima che il nero della fiamma resti chiuso sotto l'oro.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.











