Il pendente appeso al cordoncino celeste, veduta frontale

Collezione Marte·Pendente

Pendente Marte in argento brunito con topazio azzurro e tre pietre di colore

Quattro carati e quindici di topazio azzurro su quindici grammi e ottanta d'argento traforato, e non un grammo d'oro.

€400,00 PA177PV

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Il corpo del pendente è una lastra d'argento aperta in una rete di vuoti irregolari: nessun foro somiglia a quello accanto, e il contorno esterno non chiude nessuna figura — da un lato scende in un lobo largo, dall'altro si interrompe con uno scalino. I fondi restano neri e i rilievi sono rilucidati, come in tutti i Marte: il disegno viene avanti per contrasto. In basso, dentro un castone d'argento chiuso e ripiegato a mano sul contorno della pietra, sta il topazio azzurro, ovale, con la corona tagliata a scacchiera: la luce non esce compatta, si divide nei quadretti, e l'azzurro resta chiaro anche dove il metallo intorno è scuro. Le altre tre pietre sono piccole, tonde e staccate una dall'altra — non si toccano e non fanno contorno: ognuna ha il suo castoncino tondo, con il bordo tirato a lucido. Verde in alto a sinistra, viola a destra, rosa in basso di fianco al topazio. In cima il passante è ricavato dalla stessa lastra bucata. Dal rovescio il traforo passa da parte a parte e la sede del topazio resta aperta: la pietra si vede anche da dietro. Di taglio la lastra non è piatta, si incurva.

Quindici grammi e ottanta d'argento a novecentoventicinque millesimi, per un pendente di quarantacinque millimetri per trentuno: per una lastra bucata su tutta la faccia è un peso alto, e non sta nella rete, sta nel bordo e nei pieni che avanzano fra un vuoto e l'altro, perché è lì che il pezzo tiene. Il topazio azzurro è quattro carati e quindici, ed è l'unica pietra di cui l'azienda dichiari il peso: delle altre tre — ametista, peridoto e ametista rosa — dà i nomi e non i carati, e i carati non li aggiungiamo noi. Qui non c'è oro: argento e basta, castoni compresi, e quindi nessun giunto fra due metalli che sotto la fiamma si comportano in modo diverso. Il cordoncino celeste di seta con i finali in argento che compare nelle fotografie è lungo quarantotto centimetri.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

15,80 grammiArgento 925‰
4,15 carati Topazio azzurro · ovale, corona a scacchiera
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Brunita nei fondi, lucida sui rilievi
Misure
Pendente 45 × 31 mm · cordoncino 48 cm
Lavorazione
Realizzato a mano: la lastra d'argento aperta a vuoti irregolari e forata da parte a parte, brunita nei fondi e rilucidata sui rilievi; il topazio chiuso in un castone d'argento ripiegato sul contorno della pietra; le tre pietre di colore incassate una per una nei loro castoni tondi; il passante ricavato dalla stessa lastra.

Le pietre

Topazio azzurro

In basso al centro, in un castone d'argento chiuso

Taglio
Ovale, corona a scacchiera
Carati
ct 4,15
Nota
Peso dichiarato dall'azienda

Ametista, peridoto e ametista rosa

Tre pietre staccate sul campo traforato, ognuna nel suo castone tondo

Taglio
Tondo
Nota
L'azienda ne dichiara i nomi, non il peso in carati
Il corpo traforato a tutta inquadratura, con il topazio in basso e le tre pietre di colore
Il pendente appoggiato su una pietra chiara, di tre quarti
Veduta dall'alto di tre quarti, con i finali in argento, il moschettone e la catenella del cordoncino
Veduta laterale: lo spessore sottile della lastra e la sua curvatura
Il rovescio: il traforo passa da parte a parte e la sede del topazio resta aperta
Il pendente sul legno, di fronte, col cordoncino annodato in alto
Dettaglio ravvicinato del topazio a scacchiera nel suo castone e di uno dei castoncini tondi

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Vuoti irregolari
In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Taglio a scacchiera
Sulla corona le faccette non convergono verso una punta: si incrociano in una griglia di quadrati, come una scacchiera. È un taglio che non cerca la scintilla ma la profondità del colore, e per questo si usa sui quarzi e sulle gemme dove il colore è il soggetto.
Topazio azzurro
Il topazio è un silicato di alluminio, e in natura è quasi sempre incolore. L'azzurro che si vede in gioielleria nasce quasi sempre da un trattamento: il grezzo incolore viene irradiato e poi scaldato, e il colore che ne esce è stabile e non sbiadisce. Il topazio azzurro di origine naturale esiste, ma è raro e di solito molto pallido — su una pietra azzurra e satura il trattamento è quindi la regola e non l'eccezione, ed è una pratica dichiarata e accettata nel commercio delle gemme. Per chi monta conta un'altra cosa: il topazio si sfalda lungo un piano netto, parallelo alla base. Un colpo dato nella direzione sbagliata non scheggia un angolo, apre la pietra in due — per questo si tiene su griffes che la prendono sul contorno e la lasciano libera, e su un topazio già in sede un castone non si ribatte.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.