I tre castoni accostati a triangolo: la pasta vitrea arancione in alto, sotto la verde chiara e la verde scura più grande

Collezione Creazioni in Argento·Anello·Tre castoni tondi accostati a triangolo su gambo aperto a nastri

Anello in argento con tre paste vitree verde scuro, verde chiaro e arancione, gambo aperto a due nastri

Venti millimetri per diciotto di testa, e tre paste vitree tonde: vetro fuso e sfaccettato, non pietre naturali.

€180,00 AA143

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Tre pietre di vetro tonde stanno accostate a triangolo sulla testa dell'anello, lunga venti millimetri e larga diciotto. L'arancione sta in alto, da sola; sotto, affiancate, le due verdi — a destra la più grande di tutte, verde scuro e profonda, a sinistra una verde chiara e più piccola. I tre castoni si toccano e nessuno è alla stessa altezza degli altri. Ogni pietra sta in una coppa d'argento il cui bordo è tagliato in linguette larghe e piatte, ripiegate a mano sulla cintura: da sopra si leggono come un giro di petali corti attorno a ogni colore. Le coppe sono aperte sul fondo, e girando l'anello si vedono le punte delle tre pietre. L'argento è lucidato dappertutto, non c'è nessuna parte brunita. Sotto la testa il gambo si apre in due nastri piatti separati da un'asola lunga, che tornano un pezzo solo sotto il dito.

Otto grammi e sessanta d'argento a novecentoventicinque millesimi, per una testa di venti millimetri per diciotto: quasi tutta la larghezza di un dito. Le pietre sono paste vitree — vetro fuso, colorato nella massa e poi tagliato e lucidato sulla stessa mola delle gemme — e l'azienda non ne dichiara né le misure né il peso in carati; noi non li aggiungiamo. Il vetro sta intorno al quinto grado di durezza, due gradi sotto il quarzo: la polvere di casa contiene sabbia, e la sabbia lo riga, quindi l'anello si toglie prima di mettere le mani nel lavoro e si ripone da solo, non nello stesso scomparto degli altri. Realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda; il cofanetto è compreso.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

8,60 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Stile
Tre castoni tondi accostati a triangolo su gambo aperto a nastri
Finitura
Lucida
Misure
Anello 20 × 18 mm (lunghezza × larghezza)
Lavorazione
Completamente realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda. Il gambo si apre in due nastri piatti separati da un'asola lunga; ogni pasta vitrea sta in una coppa d'argento con il bordo tagliato in linguette larghe, ripiegate a mano sulla cintura della pietra. Le coppe sono aperte sul fondo e da sotto si vedono le punte delle tre pietre.

Le pietre

Pasta vitrea verde scuro

La più grande delle tre, in basso accanto alla verde chiara

Taglio
Tondo sfaccettato
Nota
Vetro fuso e lucidato, non pietra naturale; misure e peso non dichiarati

Pasta vitrea verde chiaro

In basso, affiancata alla verde scura

Taglio
Tondo sfaccettato
Nota
Vetro fuso e lucidato, non pietra naturale; misure e peso non dichiarati

Pasta vitrea arancione

In alto, da sola sopra le due verdi

Taglio
Tondo sfaccettato
Nota
Vetro fuso e lucidato, non pietra naturale; misure e peso non dichiarati
L'anello visto dall'alto: le linguette d'argento ripiegate sulla cintura di ogni pietra e l'asola del gambo dietro
Veduta laterale: i due nastri piatti del gambo separati dall'asola lunga e l'altezza delle tre coppe
Il rovescio dell'anello: le tre coppe aperte sul fondo lasciano vedere le punte delle pietre
L'anello indossato: la testa da venti millimetri per diciotto copre quasi tutta la larghezza del dito

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Pasta vitrea
La pasta vitrea è vetro: silice fusa, colorata nella massa con ossidi metallici, colata o pressata in forma e poi tagliata e lucidata sulla stessa mola con cui si lavorano le gemme. Non è una pietra e non si spaccia per una: si riconosce guardandola in controluce, dalle bollicine d'aria rimaste chiuse nella colata e dalle scie lasciate dal vetro che si muoveva mentre raffreddava. È un materiale antico quanto la gioielleria — i Romani ne facevano paste per imitare lo smeraldo, Murano e la Boemia ci hanno costruito due industrie — e il colore, stando nella massa e non in superficie, non si consuma con l'uso. Chi la monta però lavora un materiale più tenero del quarzo, intorno al quinto grado: la polvere di casa contiene sabbia, e la sabbia lo riga. E il vetro non si sfalda, si scheggia: una linguetta di castone spinta con un colpo di troppo non lascia un segno, porta via un pezzo di cintura, e quel pezzo non si rimette. Si chiude a freddo, poco per volta, e sulla pietra già in sede non si torna.
Castone a linguette
Il castone non finisce in un bordo continuo né in unghiette sottili: la coppa viene tagliata tutt'intorno in linguette larghe e piatte, otto o nove per pietra, e ognuna si ripiega a mano sulla cintura. Larghe tengono più ferma la gemma di una griffe e le coprono meno fianco di un bordo chiuso, ma vanno abbassate tutte alla stessa altezza e con la stessa pressione: una più bassa delle altre si vede subito, perché è il giro del castone a diventare storto, e una spinta più forte del necessario scheggia la pietra sotto. Si va avanti a giri, chiudendo le opposte a due a due, e non si finisce mai un lato per intero prima dell'altro.
Gambo aperto a nastri
La fascia non arriva intera sotto la testa: prima di salire si apre in nastri piatti separati da asole lunghe, che si riuniscono in un pezzo solo sotto il dito. Serve a togliere peso e a far respirare una testa larga, ma sposta il carico — il metallo che stava disteso su tutta la larghezza adesso passa dentro strisce sottili, e la stretta della mano lavora sui due punti in cui i nastri si aprono e si richiudono. Sono quelli i punti da lasciare più grossi, e sono anche quelli in cui la lima sembra chiedere di assottigliare, perché è lì che il disegno si legge.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.