I due fiori d'argento visti di fronte, appoggiati sullo spigolo di una pietra chiara

Collezione Creazioni in Argento·Orecchini

Orecchini a lobo in argento a forma di fiore con topazio azzurro

Dieci millimetri di corolla, e i due fiori non escono uguali: ognuno nasce dalla sua cera.

€90,00 OL6301top

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Un fiore d'argento largo un centimetro, con i petali irregolari: dentro restano satinati e portano le nervature che erano nella cera, mentre i bordi si arrotolano su sé stessi e sono gli unici punti rilucidati a specchio. Su qualche bordo si posa un granulo tondo, grande come una capocchia di spillo. Al centro, sollevato su quattro griffes sopra un castone a scatola aperto sotto, sta un topazio azzurro a taglio rotondo brillante: l'azzurro è pallido e la pietra resta trasparente da parte a parte, tanto che sotto le faccette si vede l'aria del castone. I due orecchini non sono la copia l'uno dell'altro — i petali cadono in modo diverso, e messi accanto si vede.

Argento a novecentoventicinque millesimi, due grammi e sessanta: l'azienda dichiara quel numero una volta sola, senza dire se valga per un orecchino o per la coppia, e non lo decidiamo noi al posto loro. Dieci millimetri di larghezza, quanto basta a coprire il lobo senza superarlo. Il corpo è colato, non ritagliato: il modello nasce in cera e la cera si perde nello stampo, ed è il solo modo di ottenere un petalo arricciato con il sottosquadro sotto. L'azienda dichiara il topazio come pietra naturale; va detto per correttezza che in gioielleria l'azzurro del topazio nasce quasi sempre dall'irradiazione e dal riscaldamento di un grezzo incolore, ed è una pratica dichiarata e accettata nel commercio delle gemme. Il peso in carati non è dichiarato, e non lo aggiungiamo noi. Dietro, un perno e una farfallina.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

2,60 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Satinata dentro i petali, lucida sui bordi arrotolati e sui granuli
Misure
Larghezza 10 mm
Lavorazione
Fuso a cera persa e rifinito a mano: l'interno dei petali lasciato satinato con le nervature della cera, i bordi arrotolati e i granuli rilucidati a specchio, il topazio incassato a quattro griffes, il perno e la farfallina montati sul retro.

Le pietre

Topazio azzurro

Una pietra per orecchino, al centro della corolla

Taglio
Rotondo brillante
Nota
Dichiarato dall'azienda come «pietra naturale»; il peso in carati non è dichiarato
Veduta di tre quarti: i bordi arrotolati dei petali e i granuli posati sul contorno
Le due corolle di lato, con il perno di uno dei due orecchini che spunta dal retro
I due orecchini separati: da un fiore all'altro i petali cadono in modo diverso
Il rovescio in primo piano: il perno con la farfallina infilata e il castone del topazio che sporge sotto la corolla

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Fusione a cera persa
Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
Topazio azzurro
Il topazio è un silicato di alluminio, e in natura è quasi sempre incolore. L'azzurro che si vede in gioielleria nasce quasi sempre da un trattamento: il grezzo incolore viene irradiato e poi scaldato, e il colore che ne esce è stabile e non sbiadisce. Il topazio azzurro di origine naturale esiste, ma è raro e di solito molto pallido — su una pietra azzurra e satura il trattamento è quindi la regola e non l'eccezione, ed è una pratica dichiarata e accettata nel commercio delle gemme. Per chi monta conta un'altra cosa: il topazio si sfalda lungo un piano netto, parallelo alla base. Un colpo dato nella direzione sbagliata non scheggia un angolo, apre la pietra in due — per questo si tiene su griffes che la prendono sul contorno e la lasciano libera, e su un topazio già in sede un castone non si ribatte.
Chiusura a perno e farfallina
Il perno attraversa il lobo e dietro lo ferma una farfallina, due alette di metallo che si stringono da sole sul gambo. È la chiusura più semplice che esista, e proprio per questo va fatta bene: il perno deve essere saldato perpendicolare al corpo dell'orecchino, perché se parte anche di poco storto il pezzo pende di traverso sul lobo e non c'è modo di raddrizzarlo portandolo. La farfallina è invece la parte che si perde: tiene per attrito, e l'attrito cala con gli anni finché un giorno non trattiene più. Si controlla stringendola appena fra due dita, e quando ha smesso di fare resistenza si cambia — costa poco, e costa molto meno dell'orecchino.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.