Il paio appoggiato su pietre bianche, le due gocce d'ametista in giù

Collezione Marte·Orecchini

Orecchini Marte in argento brunito a foglia con ametiste a goccia lucidata e perni in oro

Sessanta millimetri dal lobo alla punta, e i perni sono d'oro perché l'argento non tocchi il lobo.

€360,00 OA150

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Ogni orecchino è fatto di tre pezzi appesi uno all'altro. In cima, sul lobo, c'è una foglia d'argento a cui è stato tolto tutto il tessuto: restano la nervatura centrale e le vene laterali, che si incurvano e si richiudono sul bordo, e in mezzo il vuoto. L'argento è brunito nei fondi e rilucidato sulle vene, come in tutti i Marte, e attraverso i vuoti si vede passare il giallo del perno che sta dietro. Sotto, appesa a un anellino che la lascia dondolare, c'è una calotta dello stesso argento bucato a crateri, con qualche pallino tondo sui rilievi: si chiude sulla spalla della goccia e la tiene. La goccia è d'ametista, lunga e affusolata, e non ha una faccetta: è una superficie continua, lucidata, che si stringe in alto e si chiude tonda in fondo. Il viola non è uniforme — corre a bande, più chiare e più cupe — e dentro la pietra si vedono le venature e qualche piccola inclusione scura.

Dal lobo alla punta l'orecchino misura sessanta millimetri, e più di metà di quella lunghezza è pietra; la goccia ha un diametro di sette millimetri e novantotto centesimi. Dieci grammi e cinquanta d'argento a novecentoventicinque millesimi fanno le due foglie e le due calotte. L'oro giallo a diciotto carati è novanta centesimi di grammo e sta tutto nei perni che attraversano il lobo: non è un ornamento, è la scelta di non far toccare l'argento alla pelle, e infatti dal davanti l'oro quasi non si vede. L'ametista è quarzo, e il viola le viene dal ferro entrato nel reticolo mentre il cristallo cresceva: per questo il colore corre a bande invece di essere pieno, e per questo si sceglie una pietra per volta guardando dove la banda scura cade. È anche un colore che si consuma — il calore lo vira e la luce forte e continua lo spegne piano — quindi gli orecchini non si lasciano al sole sul davanzale.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

10,50 grammiArgento 925‰
0,90 grammiOro giallo 18kt 750‰
Metalli
Argento 925‰ · Oro giallo 18kt 750‰
Misure
Lunghezza dell'orecchino 60 mm · goccia di diametro 7,98 mm
Lavorazione
Realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda: la foglia d'argento aperta fino a lasciare le sole nervature, brunita nei fondi e rilucidata sulle vene; la calotta bucata a crateri chiusa sulla spalla della goccia; l'anellino di sospensione che lascia dondolare la pietra; i perni sul lobo in oro giallo, per non far toccare l'argento alla pelle.

Le pietre

Ametista

Una goccia per orecchino, appesa alla calotta d'argento

Taglio
Goccia lucidata, senza faccette
Nota
Ametiste naturali, diametro 7,98 mm
Veduta da dietro: i perni e le farfalline in oro giallo dietro la foglia d'argento
Appesi a un ramo secco, con le gocce libere di dondolare
Le gocce da vicino: superficie continua senza faccette e bande di colore dentro la pietra
Le foglie aperte fino alle sole nervature, brunite nei fondi e lucide sulle vene
L'orecchino indossato: sessanta millimetri dal lobo alla punta della goccia
Veduta frontale del paio: foglia, calotta bucata a crateri e goccia

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Goccia lucidata
La goccia non ha una faccetta: si sgrossa e si lucida fino a una superficie continua, che si stringe verso l'alto e si chiude tonda in fondo. Su una curva così lunga non c'è dove nascondere un errore — un fianco più pieno dell'altro si legge a occhio nudo, e la pietra appesa pende storta. E la luce non torna a scintille: entra, attraversa tutta la lunghezza e risale portandosi dietro il colore, comprese le bande chiare e le venature che la pietra ha dentro.
Vuoti irregolari
In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Oro e argento sullo stesso pezzo
L'argento fonde a una temperatura più bassa dell'oro e sotto la fiamma si ossida in fretta. Montare i due metalli sullo stesso pezzo vuol dire scaldare quel tanto che basta a far presa sulla saldatura senza affondare l'argento, e pulire il giunto prima che il nero della fiamma resti chiuso sotto l'oro.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.