La testa del gufo di fronte, i due quarzi citrini cerchiati di smalto blu

Collezione Creazioni in Argento·Anello·Testa di gufo sul davanti dell'anello, piumaggio traforato sul gambo

Anello a testa di gufo in argento traforato con occhi di quarzo citrino e smalto blu

Undici grammi d'argento traforato piuma per piuma, due quarzi citrini per occhi e un cerchio di smalto blu intorno a ognuno.

€250,00 AA126Aqc

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Gli occhi sono due quarzi citrini tondi e sfaccettati, e ognuno sta al centro di un cerchio di smalto blu che gli gira intorno come un'iride. È l'unico colore del pezzo che non venga da una pietra: lo smalto è vetro cotto sul metallo, e questo blu è pieno e opaco, senza trasparenza, così il giallo del citrino — che è caldo e chiaro — si stacca invece di perdersi nell'argento. Tutto il resto è brunito quasi al nero, e il piumaggio è traforato: ogni piuma è un vuoto aperto da parte a parte, e di profilo si vede attraverso il gambo. Restano chiari soltanto i due ciuffi sopra gli occhi, il becco e i bordi rilucidati — che è dove la luce torna.

Undici grammi d'argento a novecentoventicinque millesimi: il traforo toglie metallo, e quello che resta è il peso. Il peso in carati dei due citrini non è dichiarato dall'azienda, e non lo aggiungiamo noi. Il citrino è quarzo come l'ametista, settimo grado di durezza, e regge l'uso quotidiano senza chiedere riguardi; ma il giallo teme il calore, che è poi la stessa cosa che glielo ha dato — gran parte del citrino in commercio nasce ametista e diventa giallo in forno. Lo smalto chiede la sua parte: è vetro sottile steso su un fondo curvo, e non si graffia come il metallo, si scheggia. L'anello si sfila prima dei lavori di mano, e nel bagno a ultrasuoni non ci va.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

11,00 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Stile
Testa di gufo sul davanti dell'anello, piumaggio traforato sul gambo
Finitura
Brunita, con i ciuffi, il becco e i contorni degli occhi rilucidati
Lavorazione
Realizzato a mano nel laboratorio orafo dell'azienda. Testa e piumaggio fusi a cera persa in argento 925‰ e traforati; l'argento brunito e poi rilucidato sui ciuffi, sul becco e sui contorni degli occhi. I due quarzi citrini sono chiusi in castone, ognuno dentro un anello di smalto blu.

Le pietre

Quarzo citrino

Gli occhi, uno per lato, dentro un cerchio di smalto blu

Taglio
Tondo a faccette
Nota
Quarzi citrini naturali, due; peso in carati non dichiarato
Tre quarti da destra: il piumaggio traforato sul fianco
Tre quarti da sinistra, con l'interno del gambo in vista
Il retro dell'anello, con la fascia scura sotto il piumaggio
Veduta dall'alto e da dietro, i vuoti fra una piuma e l'altra
L'anello inclinato, la brunitura nei fondi del traforo
Veduta laterale ravvicinata delle piume aperte
Il cerchio dell'anello di profilo: il traforo gira tutto intorno
L'anello appoggiato su un ramo, di tre quarti
Sul ramo, veduta angolata del capo
Sul ramo, i ciuffi rilucidati e il becco chiaro sul fondo brunito
L'anello al dito, di tre quarti
L'anello al dito, veduta dall'alto
Dettaglio ravvicinato di un occhio: il citrino dentro l'anello di smalto blu

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Fusione a cera persa
Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
Soggetto figurato
Un animale riconoscibile dentro quindici millimetri non si ottiene aggiungendo particolari: si ottiene azzeccando poche proporzioni. Nel gufo sono tre — quanto stanno larghi gli occhi, quanto il capo è più largo che alto, dove finisce il becco — e chi guarda le verifica tutte insieme, in un colpo solo, prima ancora di accorgersi del piumaggio. Il modello si scolpisce una volta sola in cera, e da lì in poi ogni esemplare lo ripete: un occhio più alto dell'altro di mezzo millimetro non resta il difetto di quel pezzo, diventa la faccia di tutti quelli che verranno.
Traforo
Il metallo viene forato e poi ritagliato dall'interno con un seghetto sottilissimo, finché la lastra piena diventa un disegno di vuoti. È una lavorazione che non ammette un secondo tentativo: quello che si toglie non torna.
Smalto
Lo smalto è vetro: macinato fino alla polvere, steso sul metallo e portato a diverse centinaia di gradi finché fonde e diventa una superficie sola con il pezzo. Prima del fuoco è polvere bagnata che si sposta con un soffio; dopo non si ritocca, perché correggere un punto vuol dire rimandare sul fuoco anche tutto il colore già cotto, e a ogni passaggio si rischia la bolla, la crepa da raffreddamento e il colore che vira. Le famiglie hanno nomi propri e si riconoscono da come il metallo trattiene il colore: champlevé, quando il colore sta in incavi scavati nella lastra; cloisonné, quando sta dentro muretti di filo saldati sul fondo; a freddo, quando al posto del vetro c'è una resina che indurisce senza fuoco. Sono lavorazioni diverse fra loro, e non si attribuiscono a occhio.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Quarzo citrino
Il citrino è quarzo, la stessa specie minerale del cristallo di rocca e dell'ametista: cambia solo quanto ferro ha dentro e come quel ferro sta nel reticolo. Il giallo di origine naturale è raro, e gran parte del citrino in commercio nasce ametista e diventa giallo in forno — un trattamento stabile, dichiarato nel commercio delle gemme, che a occhio non si riconosce. Al settimo grado di durezza regge l'uso quotidiano meglio di quasi ogni altra pietra di colore; ma la stessa cottura che gli dà il colore glielo può anche togliere, e una luce forte e continua o il calore di una fiamma vicina lo scaricano. Il giallo che se ne va non torna.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.