La coppia in piedi su una pietra bianca: bottone d'argento, peridoto verde e goccia d'ametista

Collezione Creazioni in Argento·Orecchini

Orecchini pendenti in argento con goccia di ametista a cabochon e peridoto ovale sfaccettato

Trentacinque millimetri dal lobo alla punta: sopra il verde del peridoto, sotto la goccia viola dell'ametista.

€180,00 OV1

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Ogni orecchino è fatto di tre pezzi appesi uno sotto l'altro, e ognuno gira sul proprio anellino. Sul lobo sta un bottone d'argento bombato, con la superficie ruvida e opaca e un piccolo incavo tondo al centro, come un ciottolo consumato dall'acqua. Sotto, un peridoto ovale sfaccettato tenuto da quattro griffes: è la pietra piccola, ed è l'unica delle due che scintilla — il verde ha dentro una nota gialla, e sotto le faccette cambia intensità a ogni movimento. In fondo pende la più grande: un'ametista a goccia, sgrossata a cabochon e chiusa dentro un castone d'argento a lastra continua che le corre attorno per tutto il contorno e le sale sul bordo per un filo. Il viola non è steso uniforme — corre a bande più cupe e a zone quasi trasparenti — e la cupola liscia non manda scintille ma un riflesso solo, lungo, che scorre quando l'orecchino dondola. Verde e viola sono i due colori più lontani che si possano appendere allo stesso filo d'argento, e qui stanno uno sotto l'altro senza niente in mezzo che li accordi.

Trentacinque millimetri dal lobo alla punta, e sette grammi e novanta d'argento a novecentoventicinque millesimi: l'azienda dichiara quel peso una volta sola, senza dire se valga per un orecchino o per la coppia, e non lo decidiamo noi al posto loro. Peridoto e ametista non hanno niente in comune se non il posto che occupano, e dietro tutti e due c'è lo stesso elemento: il peridoto è olivina, e il verde gli viene dal ferro che sta nel cristallo da quando si è formato; l'ametista è quarzo, e il viola le viene ancora dal ferro, ma entrato nel reticolo al posto del silicio e poi colpito dalla radiazione della roccia. Stesso metallo dentro la pietra, due colori opposti fuori. Il peridoto è anche il più delicato dei due da montare: fra sei e mezzo e sette sulla scala delle durezze è più tenero del quarzo, e la pressione che assesta un'ametista su di lui è già troppa — per questo sta su griffes, che lo prendono in quattro punti e lo lasciano libero, mentre la goccia viola regge un castone ribattuto tutt'intorno. L'azienda dichiara le pietre naturali; il peso in carati non lo dichiara, e non lo aggiungiamo noi.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

7,90 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Bottone del lobo ruvido e opaco, castoni e anellini lucidi
Misure
Lunghezza 35 mm
Lavorazione
Realizzato a mano: il bottone del lobo lasciato ruvido, il peridoto incassato a quattro griffes, l'ametista chiusa dentro un castone a lastra continua aggiustato sul contorno della goccia, i tre elementi uniti da anellini che li lasciano ruotare, perno e farfallina sul retro.

Le pietre

Ametista

Una per orecchino, in fondo, dentro un castone chiuso

Taglio
A goccia, a cabochon
Nota
Dichiarata naturale dall'azienda; il peso in carati non è dichiarato

Peridoto

Una per orecchino, fra il bottone del lobo e l'ametista

Taglio
Ovale sfaccettato, su quattro griffes
Nota
Dichiarato naturale dall'azienda; il taglio non è dichiarato ed è letto dalle fotografie; il peso in carati non è dichiarato
Veduta di tre quarti: si leggono lo spessore delle cupole d'ametista e i tre anellini snodati
Distesi sulla pietra: le due gocce d'ametista in primo piano, i peridoti e i bottoni dietro
Appesi a un ramo secco, per tutta la lunghezza dal lobo alla punta della goccia
Sulla corteccia, il peridoto ovale sulle quattro griffes e il perno visibile dietro il bottone
Di scorcio sul legno: il bordo del castone che corre tutt'intorno alla goccia d'ametista
L'orecchino indossato sul lobo, con la goccia che scende libera

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Ametista
L'ametista è quarzo viola, e il viola non viene da un pigmento: viene da qualche atomo di ferro finito nel reticolo al posto del silicio e poi colpito dalla radiazione naturale della roccia. Per questo il colore non è quasi mai steso uniforme — si dispone a zone e a fasce, più carico da una parte e più chiaro dall'altra — e orientare bene la pietra sotto la mola serve proprio a distribuirlo. È dura come il citrino, settimo grado, e si porta tutti i giorni senza riguardi verso i graffi; ma quel viola è la cosa più delicata che ha. Una luce forte e continua lo sbiadisce, e il calore lo cancella del tutto: un'ametista scaldata abbastanza diventa gialla, ed è così che nasce buona parte del citrino in commercio. Il viola perso non torna.
Peridoto
Il peridoto è olivina, e il verde non gli viene da un trattamento: è ferro, dentro il cristallo da quando si è formato. Per questo il colore non dipende da come lo si gira — non ha un asse buono e uno cattivo — e resta sempre quel verde con dentro una nota gialla che nessun'altra gemma ripete uguale. La difficoltà sta nel montarlo: fra sei e mezzo e sette sulla scala delle durezze è più tenero dei quarzi, teme gli acidi e gli sbalzi di temperatura, e ha quasi sempre inclusioni che il calore dell'attrito può aprire. Si lucida bagnandolo e fermandosi spesso, e il castone si chiude premendo poco per volta: la forza che assesta un quarzo, su un peridoto è già troppa.
Taglio a cabochon
Nessuna faccetta: la pietra si sgrossa e si lucida fino a una cupola continua. Non è il taglio più facile, è il taglio che nasconde meno — su una superficie liscia ogni ondulazione si legge a occhio nudo, mentre fra le faccette si perde. E la luce non torna a scintille: entra, attraversa lo spessore e risale portandosi dietro il colore, per cui quello che si guarda è il colore e non il fuoco.
Castone chiuso a lastra continua
Il castone non tiene la pietra con delle unghiette: è una fascia d'argento continua, saldata tutt'intorno alla base, che si ribatte sul bordo della cupola finché la copre per un filo su tutto il giro. La fascia va tagliata sulla misura esatta del cabochon prima di chiuderla — larga anche di un decimo lascia la pietra ballare, stretta non la fa entrare — e si ribatte girando a poco a poco, mai un lato per volta, perché a forzare da una parte la gemma si solleva dall'altra. C'è un rischio in più rispetto alle griffes: qui il bordo del castone è tutto il metallo che si vede attorno alla pietra, quindi un colpo fuori posto resta in mostra, e per toglierlo bisognerebbe limare proprio la lastra che la sta trattenendo.
Chiusura a perno e farfallina
Il perno attraversa il lobo e dietro lo ferma una farfallina, due alette di metallo che si stringono da sole sul gambo. È la chiusura più semplice che esista, e proprio per questo va fatta bene: il perno deve essere saldato perpendicolare al corpo dell'orecchino, perché se parte anche di poco storto il pezzo pende di traverso sul lobo e non c'è modo di raddrizzarlo portandolo. La farfallina è invece la parte che si perde: tiene per attrito, e l'attrito cala con gli anni finché un giorno non trattiene più. Si controlla stringendola appena fra due dita, e quando ha smesso di fare resistenza si cambia — costa poco, e costa molto meno dell'orecchino.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.