L'anello di tre quarti dall'alto: le tre calle aperte e le due perle nei coni

Collezione Creazioni in Argento·Anello

Anello a tre calle in argento con due perle d'acqua dolce

Tre corolle e due perle da sei millimetri e venti: la calla vuota è quella che toglie la simmetria al gruppo.

€200,00 AL11A2

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Tre calle escono dalla fascia e si aprono in tre direzioni diverse. Ognuna è un cono di lamina d'argento arrotolato su sé stesso, con la punta tirata in avanti come la spata del fiore vero, e dentro la superficie è rigata da venature parallele che partono dal fondo e si allargano verso il bordo. Due delle tre corolle tengono una perla bianca, appoggiata nel punto in cui il cono si apre; la terza resta vuota, e serve a spostare il peso del gruppo di lato invece di lasciarlo simmetrico. L'argento è stato scurito e poi rilucidato solo sui bordi e sulle costole: il nero è rimasto in fondo ai coni, ed è quello che stacca il bianco delle perle dal metallo. Dietro, il gruppo è cavo e ruvido di fusione; la fascia torna un cerchio tondo e liscio, lucidato a specchio.

Dodici grammi d'argento a novecentoventicinque millesimi, tutti nello stesso pezzo: il gruppo di calle sta da un lato e la fascia gli passa sotto, per cui il peso non è distribuito sul dito ma tutto sopra le nocche. Le due perle misurano sei millimetri e venti di diametro l'una, e l'azienda le dichiara naturali e d'acqua dolce — nate cioè in un mollusco di fiume o di lago, non nel mare. Sono la parte più tenera di tutto il pezzo: la perla è carbonato di calcio tenuto insieme da una sostanza organica, sta intorno al terzo grado di durezza e negli acidi si scioglie, quindi si mette dopo il profumo e si toglie per prima. E il nero in fondo alle corolle è quello che fa vedere le perle: un panno passato forte là dentro se lo porta via, e da lì non torna.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

12,00 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Brunita nel fondo delle corolle, lucida sui bordi e sulla fascia
Lavorazione
Completamente realizzato a mano. Le tre corolle sono fuse a cera persa in un blocco solo e rifinite una per una — le venature interne ripassate, i bordi assottigliati e ritirati in punta; poi il gruppo è brunito e rilucidato solo sui rilievi, le due perle assestate nel fondo dei coni, e la fascia tonda saldata sotto e lucidata a specchio.

Le pietre

Perla d'acqua dolce

Una per corolla, nel fondo di due delle tre calle

Taglio
Non tagliata
Nota
Due perle tonde e bianche, diametro 6,20 mm circa; l'azienda le dichiara naturali
Il gruppo di calle visto dall'alto, appoggiato su una pietra bianca
Di lato: quanto il fiore sporge oltre la fascia lucida
Il rovescio del gruppo, cavo e ruvido, con il cerchio della fascia dietro
Le tre corolle di tre quarti: a destra la calla che resta vuota
Veduta laterale bassa: il cerchio intero della fascia e l'altezza del fiore sopra
Il punto in cui il gruppo di calle si innesta sulla fascia
Le punte delle spate tirate in avanti, viste in controluce
Dettaglio delle due perle appoggiate nel fondo brunito dei coni
La corolla vuota vista di lato, con il bordo arrotolato
Le venature parallele incise dentro la spata più grande
Il fiore di fronte, con la fascia lucida che scende sotto
L'anello in piedi, visto dall'alto sopra il cerchio della fascia
Su un ceppo di legno scuro: il contrasto fra brunitura e perle
Le calle di fronte, sul legno, con la luce radente sulle costole
Di profilo sul legno: lo sbalzo del gruppo rispetto all'asse del dito
Il gruppo visto dall'altro lato, con le tre punte allineate
Al dito, visto dall'alto: quanto il fiore copre della mano
Al dito, di tre quarti: le perle a contatto con la pelle

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Fusione a cera persa
Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.