Il pendente appeso alla catena su fondo chiaro: sfera d'argento, ametista e morganite in fila

Collezione Creazioni in Argento·Pendente

Pendente in argento con morganite ovale a cabochon e ametista sfaccettata, catena compresa

Quarantaquattro millimetri di pendente, e la morganite a cabochon ne occupa più della metà.

€210,00 C61pum1morg

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Il pendente scende dalla catena in tre pezzi in fila. Il primo è una sfera d'argento infilata sulla catena, ruvida e opaca, con la superficie granulosa e un piccolo incavo tondo al centro, come un ciottolo consumato. Sotto, appesa a un anellino, un'ametista ovale sfaccettata tenuta da quattro griffes: è la pietra piccola, ed è anche l'unica delle due che scintilla. In fondo, attaccata proprio sotto l'ametista, la più grande: una morganite ovale a cabochon chiusa dentro un castone d'argento a lastra continua che le corre attorno per tutto il contorno, ribattuto sul bordo della cupola e lasciato lucido. Il rosa è chiaro e lattiginoso, tenuto insieme da velature bianche che si vedono contro luce, e la cupola non manda scintille ma un riflesso solo, lungo, che si sposta con il movimento. Fra il violetto acceso della pietra piccola e il rosa pallido di quella grossa non c'è gradazione: sono i due estremi dello stesso colore, montati uno addosso all'altro.

Quarantaquattro millimetri di pendente, su una catena a maglie tonde di quarantasei centimetri compresa nel prezzo; quattordici grammi e dieci d'argento a novecentoventicinque millesimi, e l'azienda dichiara quel peso una volta sola, senza dire se comprenda anche la catena. Morganite e ametista appartengono a due famiglie che non hanno niente in comune: la prima è berillo, come lo smeraldo, e il rosa le viene dal manganese; la seconda è quarzo, e il viola le viene dal ferro. Che finiscano vicine è una scelta di colore, non di parentela. La morganite è sgrossata a cabochon e non sfaccettata, e non è un risparmio: il rosa del berillo si vede per lo spessore che la luce attraversa, quindi la pietra si taglia alta e piena, perché su una lastra sottile quel colore sparirebbe. Il peso in carati delle due pietre non è dichiarato, e non lo aggiungiamo noi.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

14,10 grammiArgento 925‰
Catena a maglie tonde, 46 cm — compresa Argento, titolo non dichiarato
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Sfera granulosa e opaca; castone, griffes e catena lucidi
Misure
Altezza del pendente 44 mm · catena 46 cm
Lavorazione
Realizzato a mano: la sfera d'argento lasciata granulosa e con un piccolo incavo tondo al centro, l'ametista incassata a quattro griffes, la morganite chiusa dentro un castone a lastra continua ribattuto sul contorno della cupola, i due elementi uniti da un anellino e appesi sotto la sfera. Catena a maglie tonde compresa, montata a quarantasei centimetri.

Le pietre

Morganite

In fondo al pendente, dentro un castone chiuso

Taglio
Ovale a cabochon
Nota
Dichiarata naturale dall'azienda; il peso in carati non è dichiarato

Ametista

Fra la sfera d'argento e la morganite

Taglio
Ovale sfaccettato, su quattro griffes
Nota
Dichiarata naturale dall'azienda; il taglio non è dichiarato ed è letto dalle fotografie; il peso in carati non è dichiarato
Appoggiato a una pietra bianca, di tre quarti: le velature chiare dentro la cupola della morganite
Su gradini di marmo: la catena a maglie tonde e la sfera granulosa sopra l'ametista
Veduta di fianco, il pendente coricato: l'altezza della cupola e la fascia lucida del castone
Su un ramo secco: il viola acceso dell'ametista sopra il rosa pallido della morganite
Ripresa frontale ravvicinata: le quattro griffes sull'ametista e il bordo del castone ribattuto

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Morganite
La morganite è berillo, la stessa specie minerale dello smeraldo e dell'acquamarina: quello che cambia è l'impurezza chiusa nel reticolo, e qui è il manganese, che tinge il cristallo di un rosa che va dal pesca al lilla. Il nome è del Novecento e viene da un collezionista di gemme, J. P. Morgan. Il rosa è quasi sempre pallido, e il colore si vede per lo spessore che la luce attraversa: per questo la morganite si taglia in pietre grandi, o si sgrossa a cabochon, mentre su una pietra sottile il rosa sparisce. Gran parte di quella in commercio viene scaldata, un trattamento stabile che toglie la componente arancio e lascia il rosa pulito. Alla durezza sta fra il sette e mezzo e l'otto e regge l'uso, ma come tutti i berilli può avere dentro velature e fratture, e su quelle un colpo secco fa più danno di quanto la durezza lasci prevedere.
Ametista
L'ametista è quarzo viola, e il viola non viene da un pigmento: viene da qualche atomo di ferro finito nel reticolo al posto del silicio e poi colpito dalla radiazione naturale della roccia. Per questo il colore non è quasi mai steso uniforme — si dispone a zone e a fasce, più carico da una parte e più chiaro dall'altra — e orientare bene la pietra sotto la mola serve proprio a distribuirlo. È dura come il citrino, settimo grado, e si porta tutti i giorni senza riguardi verso i graffi; ma quel viola è la cosa più delicata che ha. Una luce forte e continua lo sbiadisce, e il calore lo cancella del tutto: un'ametista scaldata abbastanza diventa gialla, ed è così che nasce buona parte del citrino in commercio. Il viola perso non torna.
Taglio a cabochon
Nessuna faccetta: la pietra si sgrossa e si lucida fino a una cupola continua. Non è il taglio più facile, è il taglio che nasconde meno — su una superficie liscia ogni ondulazione si legge a occhio nudo, mentre fra le faccette si perde. E la luce non torna a scintille: entra, attraversa lo spessore e risale portandosi dietro il colore, per cui quello che si guarda è il colore e non il fuoco.
Castone chiuso a lastra continua
Il castone non tiene la pietra con delle unghiette: è una fascia d'argento continua, saldata tutt'intorno alla base, che si ribatte sul bordo della cupola finché la copre per un filo su tutto il giro. La fascia va tagliata sulla misura esatta del cabochon prima di chiuderla — larga anche di un decimo lascia la pietra ballare, stretta non la fa entrare — e si ribatte girando a poco a poco, mai un lato per volta, perché a forzare da una parte la gemma si solleva dall'altra. C'è un rischio in più rispetto alle griffes: qui il bordo del castone è tutto il metallo che si vede attorno alla pietra, quindi un colpo fuori posto resta in mostra, e per toglierlo bisognerebbe limare proprio la lastra che la sta trattenendo.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.