Morganite
In fondo al pendente, dentro un castone chiuso
- Taglio
- Ovale a cabochon
- Nota
- Dichiarata naturale dall'azienda; il peso in carati non è dichiarato
Collezione Creazioni in Argento·Pendente
Quarantaquattro millimetri di pendente, e la morganite a cabochon ne occupa più della metà.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Il pendente scende dalla catena in tre pezzi in fila. Il primo è una sfera d'argento infilata sulla catena, ruvida e opaca, con la superficie granulosa e un piccolo incavo tondo al centro, come un ciottolo consumato. Sotto, appesa a un anellino, un'ametista ovale sfaccettata tenuta da quattro griffes: è la pietra piccola, ed è anche l'unica delle due che scintilla. In fondo, attaccata proprio sotto l'ametista, la più grande: una morganite ovale a cabochon chiusa dentro un castone d'argento a lastra continua che le corre attorno per tutto il contorno, ribattuto sul bordo della cupola e lasciato lucido. Il rosa è chiaro e lattiginoso, tenuto insieme da velature bianche che si vedono contro luce, e la cupola non manda scintille ma un riflesso solo, lungo, che si sposta con il movimento. Fra il violetto acceso della pietra piccola e il rosa pallido di quella grossa non c'è gradazione: sono i due estremi dello stesso colore, montati uno addosso all'altro.
Quarantaquattro millimetri di pendente, su una catena a maglie tonde di quarantasei centimetri compresa nel prezzo; quattordici grammi e dieci d'argento a novecentoventicinque millesimi, e l'azienda dichiara quel peso una volta sola, senza dire se comprenda anche la catena. Morganite e ametista appartengono a due famiglie che non hanno niente in comune: la prima è berillo, come lo smeraldo, e il rosa le viene dal manganese; la seconda è quarzo, e il viola le viene dal ferro. Che finiscano vicine è una scelta di colore, non di parentela. La morganite è sgrossata a cabochon e non sfaccettata, e non è un risparmio: il rosa del berillo si vede per lo spessore che la luce attraversa, quindi la pietra si taglia alta e piena, perché su una lastra sottile quel colore sparirebbe. Il peso in carati delle due pietre non è dichiarato, e non lo aggiungiamo noi.
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
In fondo al pendente, dentro un castone chiuso
Fra la sfera d'argento e la morganite
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.