Perla barocca d'acqua dolce
Una per orecchino, sospesa sotto la calotta di rami
- Taglio
- Non tagliata
- Nota
- 15 × 20 mm circa; ogni perla ha un profilo diverso dall'altra. L'azienda non dichiara se siano coltivate o naturali, né il peso in carati
Collezione Creazioni in Argento·Orecchini
Venti millimetri di perla barocca sotto una calotta di rami d'argento, e nemmeno le due della coppia hanno lo stesso profilo.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Sotto il gancio pende una perla bianca che non è tonda: il corpo si gonfia in basso, si stringe verso l'alto e lungo il profilo porta dossi e pieghe che da un orecchino all'altro non si ripetono. Sopra la perla, calata sulla sua sommità come una mano, sta una calotta d'argento fatta di rami sottili e tondi in sezione, che si dividono, si incrociano e si sovrappongono; le punte arrotondate scendono oltre il bordo della calotta e si appoggiano sulle spalle della perla, ed è quello che la tiene ferma. Fra un ramo e l'altro l'argento è stato scurito quasi al nero e solo le creste sono state rilucidate: il buio dietro fa sembrare l'intreccio più fitto di quanto sia, e stacca il bianco della perla dal metallo. In alto i rami si raccolgono, si stringono in un gambo solo e diventano il gancio a monachella, che si assottiglia a punta e passa dietro il lobo. In fondo alla perla si vede la pallina d'argento che chiude il perno passante.
Venti millimetri per quindici la perla, cinquantadue millimetri l'orecchino intero contando il gancio: poco meno della metà di quello che scende dal lobo è perla, ed è il motivo per cui il pezzo si legge da lontano. L'azienda scrive «circa» accanto a quelle due misure, e fa bene, perché una perla barocca non ha una misura sola: nelle fotografie le due della coppia non hanno lo stesso profilo nemmeno fra loro, e una terza sarebbe diversa da tutte e due. D'argento a novecentoventicinque millesimi ce ne sono cinque grammi e venti; l'azienda dichiara quel peso una volta sola, senza dire se valga per un orecchino o per la coppia, e non lo decidiamo noi al posto loro. Che le perle siano coltivate o naturali non è scritto da nessuna parte, e neanche quello lo aggiungiamo. Vale invece per tutte le perle la stessa avvertenza: sono carbonato di calcio tenuto insieme da una sostanza organica, stanno intorno al terzo grado di durezza e si sciolgono negli acidi, per cui si mettono dopo il profumo e si tolgono per prime. Qui c'è un secondo motivo per andarci piano: il nero fra i rami è la parte che fa il disegno, e un panno passato forte là dentro se lo porta via.
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
Una per orecchino, sospesa sotto la calotta di rami
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.