Collezione Monete Romane·Pendente
Pendente in argento con moneta romana riprodotta in bronzo su quattro griffes, cordoncino marrone
Diciannove millimetri e ventisette di moneta, tenuti da quattro griffes e nient'altro.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
La moneta è di bronzo, scura, con il rilievo che tira sul ramato dove la luce lo prende, e non è chiusa dentro un castone: la tengono quattro griffes d'argento, una per ogni quarto, ripiegate sul bordo. Sopra si legge una testa di profilo con la corona d'alloro, rivolta a destra, e attorno corre una fila di lettere latine ancora leggibili. La cornice che gira dietro le griffes è d'argento battuto a martello e ha il bordo irregolare. Il cordoncino è di seta marrone, fermato sopra il pendente da una perlina d'argento, e finisce in due terminali con una catenina extension che allunga la collana.
Otto grammi e quarantacinque è il peso dichiarato del pendente montato, fra la cornice in argento a novecentoventicinque millesimi e il tondello di bronzo. La moneta misura diciannove millimetri e ventisette di diametro, e la collana quarantasei virgola cinque centimetri. Il pendente e i terminali sono rodiati: sopra l'argento c'è uno strato di rodio che tiene lontana l'ossidazione. La moneta è una riproduzione di una moneta romana; l'azienda non dichiara quale, e noi non lo aggiungiamo. Arriva nel suo box da regalo.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰ · bronzo (moneta)
- Finitura
- Cornice martellata · pendente e terminali rodiati
- Misure
- Diametro del pendente 19,27 mm · lunghezza della collana 46,5 cm
- Lavorazione
- Completamente realizzato a mano nel laboratorio dell'azienda: la cornice battuta a martello, le quattro griffes chiuse a freddo sul bordo della moneta, il pendente e i terminali rodiati, il cordoncino di seta montato con catenina extension.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Moneta romana riprodotta
- La moneta non è antica: è la riproduzione di una moneta romana, eseguita in bronzo o in argento a seconda del pezzo. Quello che si riproduce è un rilievo basso — una testa di profilo, qualche lettera lungo il bordo — e in un rilievo basso un decimo di millimetro è tutta la differenza fra un profilo che si legge e una macchia. Il tondello che ne esce non è un disco piano: è più alto al centro che al contorno, e il contorno stesso non è un cerchio esatto. È questo a decidere la montatura. La cornice si chiude sul bordo, dove il metallo è più fermo e dove non c'è disegno da coprire, e si stringe a freddo — una fiamma passata sul campo della moneta appiattirebbe proprio il rilievo per cui la si monta, e un rilievo schiacciato non si rialza.
- Cornice martellata
- La cornice si batte a martello quando è già sagomata, e ogni colpo lascia una faccetta storta che prende la luce per conto suo. Non c'è disegno da seguire: si tiene il ritmo e ci si ferma prima che il bordo si assottigli, perché il metallo battuto si allarga e cede proprio dove è stato colpito più volte. Per questo due cornici non escono mai identiche, e per questo l'ultimo colpo si decide guardando, non contando.
- Rodiatura
- Il rodio è un metallo del gruppo del platino e sull'argento si deposita per via galvanica, in uno strato spesso pochi millesimi di millimetro. Non è una vernice: è metallo su metallo, e serve a fermare la solforazione — l'argento nudo si ingrigisce all'aria, quello rodiato no. Lo strato però è sottile quanto un fiato, quindi il pezzo va sgrassato fino all'ultimo alone prima del bagno: dove resta un'impronta il rodio non prende, e il punto che salta si vede solo dopo, quando lì l'argento ricomincia a scurirsi da solo.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.











