Il pendente visto di fronte sul cordoncino di seta blu: la calotta d'argento brunito, lo zaffiro e la perla barocca bianca

Collezione Marte·Pendente

Pendente Marte in argento brunito con perla barocca bianca e zaffiro ovale

Sedici millimetri e trenta di perla barocca: la larghezza del pendente è tutta lei.

€530,00 PA247/1zp

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

La perla è la parte grande: una barocca bianca dal profilo irregolare, con un fianco appena schiacciato, un solco basso che gira attorno al corpo e qualche fossetta tonda sulla superficie. Il bianco non sta fermo — gira sul rosa e sul lilla dove la luce scorre, e verso il basso vira al crema. Sopra la trattiene una calotta d'argento modellata a crateri e aperta in vuoti irregolari: nessun foro somiglia a quello accanto, e le braccia scendono sulle spalle della perla senza sporgere di lato. L'argento è brunito nei fondi e rilucidato solo sui rilievi, come in tutti i Marte: il disegno viene avanti per contrasto. Sul davanti della calotta, tenuto da quattro griffes lucidate, sta uno zaffiro ovale blu. In cima l'anello di sospensione è dello stesso argento bucato, e ci passa dentro un cordoncino di seta blu.

Il pendente misura trentuno millimetri per sedici, e la perla ne misura sedici e trenta di diametro: la larghezza è tutta perla, l'argento le sta sopra e non di fianco. Quattro grammi e sessanta d'argento, e cinquantasette centesimi di carato di zaffiro. La forma non è stata scelta a catalogo: è quella che l'ostrica ha depositato, e la calotta è stata costruita addosso a questa perla, per cui il pezzo non si rifà uguale. La madreperla però è tenera — si riga con l'unghia — e teme gli acidi: profumo, lacca e sudore la spengono, e va rimessa via asciutta. Il cordoncino di seta blu con i finali in argento che compare nelle fotografie è lungo cinquantuno centimetri.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

4,60 grammiArgento 925‰
0,57 carati Zaffiro · ovale
Metalli
Argento 925‰
Misure
Pendente 31 × 16 mm · cordoncino 51 cm
Lavorazione
Realizzato interamente a mano. La calotta d'argento è modellata a crateri e aperta a vuoti irregolari, uno per uno, poi brunita e rilucidata solo sui rilievi; lo zaffiro è chiuso da quattro griffes, e la sede della perla è aggiustata sul profilo di questa e non di un'altra.

Le pietre

Perla barocca

Corpo del pendente

Nota
Diametro 16,30 mm

Zaffiro

Sul davanti della calotta, su quattro griffes

Taglio
Ovale
Carati
ct 0,57
Nota
Zaffiro naturale
Di tre quarti, appoggiato a una pietra chiara: si vede il fianco della perla e lo spessore della calotta
Dettaglio di profilo: le braccia d'argento che scendono sulle spalle della perla e l'anello di sospensione bucato
I finali in argento del cordoncino di seta, la catenella di regolazione e il moschettone
Il pendente su un legno scuro: lo zaffiro ovale in piena luce fra i crateri della calotta
Ripresa ravvicinata dello zaffiro fra i vuoti irregolari dell'argento brunito
La perla in luce radente: i riflessi rosa e lilla sulla madreperla
Il pendente inclinato: il solco basso che gira attorno al corpo della perla
Appeso al legno: la parte bassa della perla e il suo profilo non sferico
Veduta d'insieme del pendente e del cordoncino di seta blu su fondo chiaro

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Perla barocca
Barocca vuol dire che la perla non è tonda, e che non è stata fatta diventare tonda: la madreperla si è depositata attorno a un nucleo che si era spostato, e ogni strato ha ripetuto lo scarto del precedente, finché il corpo è cresciuto con i suoi dossi e le sue pieghe. Una tonda si scarta e si rimpiazza con un'altra della stessa misura; una barocca no, non ne esiste una seconda con lo stesso profilo. Chi la monta lavora quindi su un pezzo unico: la sede va aggiustata a mano su quella forma, e forzarla scheggia la madreperla, che sopra il nucleo è spessa pochi decimi di millimetro.
Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.
Zaffiro
Lo zaffiro è corindone, la stessa specie minerale del rubino: cambia solo l'impurezza chiusa nel reticolo, e nel blu sono ferro e titanio insieme — nessuno dei due, da solo, fa il colore. Alla durezza sta al nono grado, subito sotto il diamante, e non teme il graffio: è la ragione per cui regge su un pezzo che si porta tutti i giorni. Il colore però raramente è quello che la pietra aveva quando è uscita dalla terra: la gran parte degli zaffiri in commercio viene scaldata per aprire il blu, ed è un trattamento stabile e accettato ovunque. «Naturale» dice che la pietra è cresciuta nella roccia e non in un forno da laboratorio; non dice che non le sia stato fatto niente, e le due cose non vanno confuse.
Vuoti irregolari
In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.