Il pendente appeso alla catena, di fronte: la rete d'argento brunito e l'ametista viola nel castone d'oro

Collezione Marte·Pendente

Pendente Marte in argento brunito e oro con ametista sfaccettata e tre pietre di colore

Quattro carati e quindici di ametista dentro una rete d'argento brunito di quarantacinque millimetri.

€1.300,00 P584ampv

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Il corpo del pendente è una lastra d'argento aperta in una rete di vuoti irregolari: nessun foro somiglia a quello accanto, e il contorno non chiude nessuna figura. Come negli altri Marte, l'argento è brunito nei fondi e rilucidato solo sui bordi dei vuoti: il disegno viene avanti per contrasto. Al centro, dentro un castone d'oro giallo ripiegato a mano sulla pietra, c'è l'ametista, con la corona tagliata a scacchiera — la luce non esce compatta, si divide nei quadretti. Nell'argento, staccate una dall'altra, tre pietre piccole tenute ognuna dalle sue griffe d'oro: rosa, verde, arancio. In alto il passante è d'oro giallo, bucato con lo stesso disegno del corpo. Di taglio si vede che la lastra non è piatta: si incurva.

L'ametista sfaccettata è quattro carati e quindici; le tre pietre di colore — quarzo citrino, peridoto, ametista rosa — fanno trenta centesimi di carato in tutto. Sotto ci sono due metalli che non lavorano allo stesso modo: undici grammi e novanta d'argento e tre e cinquanta d'oro giallo a diciotto carati, e ogni giunto fra i due è un punto in cui la fiamma deve fermarsi al momento giusto. Il pendente misura quarantacinque millimetri per trentadue; la catena che compare nelle fotografie è lunga sessantatré centimetri.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

11,90 grammiArgento 925‰
3,50 grammiOro giallo 18kt 750‰
4,15 carati Ametista · sfaccettata, corona a scacchiera
0,30 carati Quarzo citrino, peridoto e ametista rosa · tondo
Metalli
Argento 925‰ e oro giallo 18kt 750‰
Misure
Pendente 45 × 32 mm · catena 63 cm
Lavorazione
Realizzato a mano: la lastra d'argento aperta a vuoti irregolari, brunita e poi rilucidata sui bordi, l'ametista chiusa in un castone d'oro giallo, le tre pietre di colore incastonate una per una su griffe d'oro, il passante in oro bucato come il corpo.

Le pietre

Ametista

Al centro, in un castone d'oro giallo

Taglio
Sfaccettata, corona a scacchiera
Carati
ct 4,15
Nota
Ametista naturale

Quarzo citrino, peridoto e ametista rosa

Tre pietre nell'argento, ognuna sulle sue griffe d'oro

Taglio
Tondo
Carati
ct 0,30
Nota
Totale delle tre
Il pendente appoggiato su un sasso bianco, ripreso di tre quarti
Veduta più frontale sul sasso: il passante d'oro giallo bucato e le tre pietre di colore
Il pendente accanto alla chiusura della catena, con la piccola targhetta tonda
Il pendente appeso su fondo bianco: il contorno irregolare della lastra
Il pendente di fronte, appeso: la rete dei vuoti e l'ametista al centro
Il pendente su un ramo secco: il nero resta nei fondi, il chiaro sui bordi dei vuoti
Veduta ravvicinata sul legno: le tre pietre montate una per una su griffe d'oro
Il pendente visto dall'alto: la lastra non è piatta, si incurva
Veduta di taglio: lo spessore della lastra e il passante d'oro
Il pendente inclinato sul legno: l'ametista a scacchiera e la pietra arancio

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Vuoti irregolari
In un traforo geometrico l'errore si misura sul modulo che si ripete; qui non c'è modulo, e ogni vuoto va deciso mentre si apre. Il rischio si sposta: non che una maglia venga storta, ma che in un punto il pieno resti troppo sottile, e il pezzo ceda proprio da lì. Chi lo esegue tiene insieme due cose che vanno in direzioni opposte, un contorno che deve sembrare casuale e uno spessore che deve reggere.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Oro e argento sullo stesso pezzo
L'argento fonde a una temperatura più bassa dell'oro e sotto la fiamma si ossida in fretta. Montare i due metalli sullo stesso pezzo vuol dire scaldare quel tanto che basta a far presa sulla saldatura senza affondare l'argento, e pulire il giunto prima che il nero della fiamma resti chiuso sotto l'oro.
Taglio a scacchiera
Sulla corona le faccette non convergono verso una punta: si incrociano in una griglia di quadrati, come una scacchiera. È un taglio che non cerca la scintilla ma la profondità del colore, e per questo si usa sui quarzi e sulle gemme dove il colore è il soggetto.
Ametista
L'ametista è quarzo viola, e il viola non viene da un pigmento: viene da qualche atomo di ferro finito nel reticolo al posto del silicio e poi colpito dalla radiazione naturale della roccia. Per questo il colore non è quasi mai steso uniforme — si dispone a zone e a fasce, più carico da una parte e più chiaro dall'altra — e orientare bene la pietra sotto la mola serve proprio a distribuirlo. È dura come il citrino, settimo grado, e si porta tutti i giorni senza riguardi verso i graffi; ma quel viola è la cosa più delicata che ha. Una luce forte e continua lo sbiadisce, e il calore lo cancella del tutto: un'ametista scaldata abbastanza diventa gialla, ed è così che nasce buona parte del citrino in commercio. Il viola perso non torna.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.