Collezione Creazioni in Argento·Pendente
Pendente a foglia di Ginkgo biloba in argento, striature incise a mano
Sessantasei millimetri di foglia, e ogni striatura sul ventaglio è un solco tirato a mano.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Il pendente è una foglia sola, grande quanto il palmo di una mano: sei centimetri e sei di altezza per cinque e quattro di larghezza. La lastra d'argento si apre a ventaglio dal picciolo, e a metà del margine superiore un intaglio profondo la divide in due lobi — è quella fenditura a dare il nome alla pianta, biloba, e a rendere la sagoma riconoscibile prima di ogni altra cosa. Il bordo non è tagliato dritto: ondeggia e si increspa come quello della foglia vera. Su tutta la faccia corrono le striature, decine di solchi che partono stretti dal picciolo e si allargano a raggiera fino al margine; l'argento fra un solco e l'altro è stato scurito, mentre le creste sono rimaste chiare, così che la nervatura si legga da lontano. La lastra non è piatta: si incurva leggermente all'indietro, e dal rovescio si vedono ancora i colpi che l'hanno alzata. In alto il picciolo si ingrossa, si ripiega e diventa il passante in cui scorre un cordoncino di seta grigia.
Quindici grammi e cinquanta d'argento a novecentoventicinque millesimi, distribuiti su una superficie larga: è una lastra sottile, e su una lastra sottile ogni solco toglie metallo dove non se ne può restituire. Le striature l'azienda le dichiara incise a mano, e sono la ragione per cui la foglia non sembra stampata: due solchi vicini non hanno mai la stessa profondità, e la luce che ne esce cambia da una nervatura all'altra. Il cordoncino è lungo quarantotto centimetri in tutto, in seta grigia, con i terminali in argento dello stesso titolo: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo. L'argento invece si rilucida sempre — ma solo sulle creste: passare il panno dentro i solchi porta via lo scuro che tiene insieme il disegno.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰
- Finitura
- Scura nel fondo delle striature, chiara sulle creste e sul bordo
- Misure
- Foglia 6,6 × 5,4 cm · cordoncino di seta, lunghezza totale 48 cm
- Lavorazione
- Completamente realizzato a mano. La sagoma della foglia è ritagliata dalla lastra e il margine increspato una gobba alla volta; la lastra è poi alzata dal rovescio perché prenda la curva, le striature sono incise a bulino una per una dal picciolo verso il bordo, il fondo è brunito e le creste rilucidate. Il picciolo è ripiegato a formare il passante, e il cordoncino di seta entra per ultimo nei terminali d'argento.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Sbalzo e cesello
- Lo sbalzo alza il rilievo battendo il metallo dal rovescio; il cesello lo finisce dal davanti, con punte che non tagliano ma spostano. Si lavora su una lastra che deve cedere quanto basta e non di più: un colpo troppo forte l'assottiglia dall'altra parte, e dove il metallo è già traforato quel punto non si rinforza più.
- Incisione a bulino
- Il bulino è uno scalpellino da orafo che si spinge a mano. Non graffia: solleva un truciolo di metallo e lascia un solco netto che riprende la luce. È il segno che da cinque secoli distingue la scuola orafa fiorentina.
- Brunitura
- L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
- Seta
- La seta è il filo di un baco, non materia da orafo: non si salda, non si lucida e sotto la fiamma brucia invece di scaldarsi. Su un pezzo che la usa il metallo si finisce per intero prima, e il cordoncino entra per ultimo dentro i terminali d'argento, che gli si stringono attorno a freddo: da quel momento sul pendente non si salda più niente. È anche l'unica parte che invecchia — assorbe il sudore e il profumo, si sfilaccia dove sfrega contro il passante e bagnandosi si accorcia e si indurisce — mentre l'argento si può sempre rilucidare. Si guarda dove entra nei terminali, ed è lì che va rifatta: prima che ceda, non dopo.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.










