La coppia appoggiata a una pietra chiara: disco d'argento, ametista e morganite in fila

Collezione Creazioni in Argento·Orecchini

Orecchini pendenti in argento con morganite ovale a cabochon e ametista sfaccettata

Quaranta millimetri in tutto, e tre pezzi che girano ognuno sul proprio anellino.

€270,00 OVO1

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Ogni orecchino è fatto di tre pezzi appesi uno sotto l'altro, e ognuno gira sul proprio anellino. Sul lobo sta un disco d'argento bombato e ruvido, con la superficie granulosa e un piccolo incavo tondo al centro, come un ciottolo consumato. Sotto, un'ametista ovale sfaccettata tenuta da quattro griffes: è la pietra piccola, ed è anche l'unica delle due che scintilla. In fondo, la più grande: una morganite ovale a cabochon, chiusa dentro un castone d'argento a lastra continua che le corre attorno per tutto il contorno. Il rosa è chiaro e lattiginoso, tenuto insieme da velature bianche che si vedono contro luce, e la cupola non manda scintille ma un riflesso solo, lungo, che si sposta con il movimento. Fra il violetto acceso della pietra piccola e il rosa pallido di quella grossa non c'è gradazione: sono i due estremi dello stesso colore, messi a dieci millimetri l'uno dall'altro.

Quaranta millimetri dal lobo alla punta — corti, per un orecchino che porta una pietra di quella misura — e dodici grammi e venti d'argento a novecentoventicinque millesimi: l'azienda dichiara quel peso una volta sola, senza dire se valga per un orecchino o per la coppia, e non lo decidiamo noi al posto loro. Morganite e ametista appartengono a due famiglie che non hanno niente in comune: la prima è berillo, come lo smeraldo, e il rosa le viene dal manganese; la seconda è quarzo, e il viola le viene dal ferro. Che finiscano vicine è una scelta di colore, non di parentela. La morganite è sgrossata a cabochon e non sfaccettata, e non è un risparmio: il rosa del berillo si vede per lo spessore che la luce attraversa, quindi la pietra si taglia alta e piena, perché su una lastra sottile quel colore sparirebbe. Il peso in carati delle due pietre non è dichiarato, e non lo aggiungiamo noi.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

12,20 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Disco del lobo granuloso e opaco, castoni e anellini lucidi
Misure
Lunghezza 40 mm
Lavorazione
Realizzato a mano: il disco del lobo lasciato granuloso, l'ametista incassata a quattro griffes, la morganite chiusa dentro un castone a lastra continua aggiustato sul contorno della cupola, i tre elementi uniti da anellini che li lasciano ruotare, perno e farfallina sul retro.

Le pietre

Morganite

Una per orecchino, in fondo, dentro un castone chiuso

Taglio
Ovale a cabochon
Nota
Dichiarata naturale dall'azienda; il peso in carati non è dichiarato

Ametista

Una per orecchino, fra il disco del lobo e la morganite

Taglio
Ovale sfaccettato, su quattro griffes
Nota
Dichiarata naturale dall'azienda; il taglio non è dichiarato ed è letto dalle fotografie; il peso in carati non è dichiarato
Veduta di tre quarti sullo spigolo: si vede il perno dietro il disco del lobo
Su rami secchi, con la cupola della morganite vista di lato e i tre anellini snodati

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Morganite
La morganite è berillo, la stessa specie minerale dello smeraldo e dell'acquamarina: quello che cambia è l'impurezza chiusa nel reticolo, e qui è il manganese, che tinge il cristallo di un rosa che va dal pesca al lilla. Il nome è del Novecento e viene da un collezionista di gemme, J. P. Morgan. Il rosa è quasi sempre pallido, e il colore si vede per lo spessore che la luce attraversa: per questo la morganite si taglia in pietre grandi, o si sgrossa a cabochon, mentre su una pietra sottile il rosa sparisce. Gran parte di quella in commercio viene scaldata, un trattamento stabile che toglie la componente arancio e lascia il rosa pulito. Alla durezza sta fra il sette e mezzo e l'otto e regge l'uso, ma come tutti i berilli può avere dentro velature e fratture, e su quelle un colpo secco fa più danno di quanto la durezza lasci prevedere.
Ametista
L'ametista è quarzo viola, e il viola non viene da un pigmento: viene da qualche atomo di ferro finito nel reticolo al posto del silicio e poi colpito dalla radiazione naturale della roccia. Per questo il colore non è quasi mai steso uniforme — si dispone a zone e a fasce, più carico da una parte e più chiaro dall'altra — e orientare bene la pietra sotto la mola serve proprio a distribuirlo. È dura come il citrino, settimo grado, e si porta tutti i giorni senza riguardi verso i graffi; ma quel viola è la cosa più delicata che ha. Una luce forte e continua lo sbiadisce, e il calore lo cancella del tutto: un'ametista scaldata abbastanza diventa gialla, ed è così che nasce buona parte del citrino in commercio. Il viola perso non torna.
Taglio a cabochon
Nessuna faccetta: la pietra si sgrossa e si lucida fino a una cupola continua. Non è il taglio più facile, è il taglio che nasconde meno — su una superficie liscia ogni ondulazione si legge a occhio nudo, mentre fra le faccette si perde. E la luce non torna a scintille: entra, attraversa lo spessore e risale portandosi dietro il colore, per cui quello che si guarda è il colore e non il fuoco.
Chiusura a perno e farfallina
Il perno attraversa il lobo e dietro lo ferma una farfallina, due alette di metallo che si stringono da sole sul gambo. È la chiusura più semplice che esista, e proprio per questo va fatta bene: il perno deve essere saldato perpendicolare al corpo dell'orecchino, perché se parte anche di poco storto il pezzo pende di traverso sul lobo e non c'è modo di raddrizzarlo portandolo. La farfallina è invece la parte che si perde: tiene per attrito, e l'attrito cala con gli anni finché un giorno non trattiene più. Si controlla stringendola appena fra due dita, e quando ha smesso di fare resistenza si cambia — costa poco, e costa molto meno dell'orecchino.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.