La coppia appoggiata a un legno chiaro: i due fiorini d'argento con il giglio in fuori e sotto ciascuno la perla bianca

Collezione Fiorino·Orecchini

Orecchini in argento con fiorino riprodotto e perla tonda d'acqua dolce

Venti millimetri di fiorino riprodotto per orecchino, forato in cima e in fondo, e sotto una perla d'acqua dolce piatta come un disco.

€150,00 OA139

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Ogni orecchino è fatto di due dischi appesi uno sotto l'altro. In alto c'è il fiorino, riprodotto in argento: sulla faccia che sta in fuori porta il giglio di Firenze a rilievo, con le tre punte aperte e i due riccioli che scendono ai lati, e attorno corre la scritta FLORENTIA, spezzata da una crocetta. Il fondo della moneta è scuro e il giglio viene avanti chiaro. Il tondello non è un disco preciso: il bordo ondeggia e in qualche punto rientra. Attorno alla moneta non c'è cornice: è forata in cima e in fondo, e nei due fori passano due anellini d'argento — quello di sopra la lega al gancio, quello di sotto tiene la perla. La perla d'acqua dolce è bianca, tonda di contorno ma piatta, poco più che un disco, infilata su un perno che si chiude sotto con una pallina; sulla superficie corrono i cerchi concentrici della madreperla, e le due non li hanno uguali. Voltando l'orecchino compare l'altra faccia del fiorino: san Giovanni Battista in piedi, con l'aureola e il bastone a croce, e attorno la scritta S·IOHANNES·B. Il gancio è a monachella, con la molla avvolta a spirale sotto la curva.

Sette grammi e novanta d'argento a novecentoventicinque millesimi. Il fiorino misura venti millimetri e cinque centesimi di diametro, la perla poco più di quindici, e dalla cima del gancio al fondo della perla l'orecchino arriva a cinquantasette millimetri e cinquantacinque. Il fiorino non è una moneta antica: è una riproduzione, eseguita in argento nel laboratorio dell'azienda. Quello vero è la moneta d'oro che Firenze comincia a battere nel 1252, con il giglio della città su una faccia e san Giovanni Battista sull'altra; qui c'è quel disegno, rifatto in argento e brunito perché il fiore e le lettere si stacchino dal fondo. Sul suo sito l'azienda la chiama «Moneta Fiorino» e scrive che il pezzo nasce nel proprio laboratorio, senza usare la parola riproduzione: la usiamo noi, perché è quello che è. Sulla misura della perla il sito si contraddice — quindici e diciassette in un punto, diciassette e quindici in un altro — e le fotografie danno ragione al primo dei due. Se le perle siano coltivate o naturali non è scritto da nessuna parte, e non lo scriviamo noi al posto loro. Vale per tutte una cosa sola: sono carbonato di calcio tenuto insieme da una sostanza organica, stanno intorno al terzo grado di durezza e negli acidi si sciolgono, quindi si mettono dopo il profumo e si tolgono per prime.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

7,90 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Moneta brunita con i rilievi rilucidati · anellini, perno e gancio lucidi
Misure
Diametro del fiorino 20,05 mm · diametro della perla 15,17 mm · lunghezza totale dell'orecchino 57,55 mm
Lavorazione
Completamente realizzato a mano nel laboratorio dell'azienda: il fiorino riprodotto in argento, brunito e poi rilucidato sui rilievi, forato in cima e in fondo; i due anellini chiusi nei fori, la perla infilata sul perno e fermata sotto con una pallina, il gancio a monachella con la molla avvolta a spirale.

Le pietre

Perla d'acqua dolce

Una per orecchino, appesa sotto la moneta

Taglio
Non tagliata
Nota
Tonde di contorno e piatte, diametro 15,17 mm; l'azienda non dichiara se siano coltivate o naturali, e il peso in carati non è dichiarato
Gli orecchini in appoggio su una pietra chiara, visti di fronte, con le due monete affiancate
Le due monete di tre quarti, con la scritta FLORENTIA che gira lungo il bordo
Veduta dall'alto: il bordo ondulato del tondello e gli anellini che passano nei due fori
Le due perle piatte viste di fronte, con i cerchi della madreperla sulla superficie
Dettaglio del giglio di Firenze: le tre punte aperte, i riccioli laterali e il fondo scurito
La coppia di sbieco: lo spessore sottile della moneta e quello della perla
Il rovescio del fiorino: san Giovanni Battista in piedi con l'aureola e il bastone a croce
Il rovescio in primo piano e, accanto, una perla vista di taglio che ne mostra lo schiacciamento
Gli orecchini appesi a un ramo: le due perle a confronto, ciascuna con il proprio riflesso
Il gancio a monachella con la molla avvolta a spirale, e sotto la moneta forata in cima
Inclinati sul legno, con le due perle in primo piano e i fiorini dietro

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Fiorino riprodotto
Il fiorino non è antico: è la riproduzione di un fiorino fiorentino, eseguita in argento. Il fiorino vero è la moneta d'oro che Firenze batte dal 1252, con il giglio della città su una faccia e san Giovanni Battista sull'altra, e le scritte FLORENTIA e S·IOHANNES·B lungo i bordi: quel disegno è quello che si riproduce, e nient'altro. Quello che si riproduce è un rilievo basso — un giglio, una figura in piedi, qualche lettera lungo il bordo — e in un rilievo basso un decimo di millimetro è tutta la differenza fra un profilo che si legge e una macchia. Il tondello che ne esce non è un disco piano: è più alto al centro che al contorno, e il contorno stesso non è un cerchio esatto. È questo a decidere la montatura. La cornice si chiude sul bordo, dove il metallo è più fermo e dove non c'è disegno da coprire, e si stringe a freddo — una fiamma passata sul campo della moneta appiattirebbe proprio il rilievo per cui la si monta, e un rilievo schiacciato non si rialza.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.
Chiusura a monachella
Il gancio passa dietro il lobo e si chiude da solo. Si mette con un gesto, non ha viti da perdere e tiene il peso senza tirare.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.