I due orecchini a pesce appoggiati su una pietra bianca, con le perle che pendono sotto la bocca

Collezione Creazioni in Argento·Orecchini·A tema marino: un pesce per orecchino, con il corpo inarcato e la coda ripiegata sul dorso

Orecchini a pesce in argento brunito con perla d'acqua dolce e un diamante grigio per occhio

Trentacinque millimetri in tutto: un diamante grigio al posto dell'occhio, e la perla da 8,27 millimetri appesa alla bocca.

€250,00 ODD1p

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Il pesce è preso nel momento in cui si piega su se stesso: il corpo sale dalla testa, si inarca all'indietro e la coda torna sopra il dorso, così che fra il dorso e la coda resta un vuoto ovale che si vede da parte a parte. Il dorso è coperto di scaglie sovrapposte, ognuna incisa dentro con righe sottili; la testa e il ventre non hanno scaglie ma una grana fitta, battuta a punzone, che li lascia opachi. Le pinne sono lastrine sottili con i raggi tirati a bulino, e alcuni raggi finiscono in un pallino lucido. L'argento è brunito: il nero è rimasto nei fondi e sotto le scaglie, mentre la curva della coda, i bordi delle pinne, il labbro e il castone sono stati rilucidati, e sono le sole cose chiare del pezzo. Al posto dell'occhio c'è un diamante grigio chiuso in un castone tondo d'argento: un cerchio lucido su una guancia scura, ed è lì che va lo sguardo prima ancora di riconoscere il pesce. Sotto la bocca, appesa a un anellino, pende una perla bianca d'acqua dolce. Dietro, il perno e la farfallina.

Trentacinque millimetri dal perno alla perla, otto grammi e sessanta d'argento a novecentoventicinque millesimi. Le perle sono d'acqua dolce e misurano otto millimetri e ventisette di diametro; l'azienda non dichiara se siano coltivate o naturali, e non lo aggiungiamo noi. I diamanti sono naturali, taglio brillante, uno per occhio, e il loro colore è grigio: otto centesimi di carato in tutto, come li dichiara l'azienda, che non precisa se il dato valga per un orecchino o per la coppia. Il grigio qui non è un ripiego. Su un argento brunito un diamante bianco farebbe un punto di luce estraneo al resto, mentre il grigio resta della stessa famiglia del metallo e si legge come uno sguardo invece che come una pietra. La perla è la parte tenera del pezzo: sta intorno al terzo grado di durezza, si riga con l'unghia e negli acidi si scioglie, quindi gli orecchini si mettono dopo il profumo e si tolgono per primi. E la farfallina è la parte che si perde: tiene per attrito, e l'attrito cala con gli anni.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

8,60 grammiArgento 925‰
0,08 carati Diamanti · l'occhio, uno per orecchino, in castone tondo d'argento
Metalli
Argento 925‰
Stile
A tema marino: un pesce per orecchino, con il corpo inarcato e la coda ripiegata sul dorso
Finitura
Brunita nei fondi e sotto le scaglie, lucida sulla curva della coda, sui bordi delle pinne, sul labbro e sul castone
Misure
Lunghezza totale 35 mm · perla ⌀ 8,27 mm
Lavorazione
Completamente realizzato a mano. Il pesce è fuso a cera persa in argento 925‰ e ripreso a mano — le scaglie e i raggi delle pinne incisi uno per uno, la testa e il ventre battuti a punzone — poi brunito nei fondi e rilucidato sui rilievi. Il diamante è chiuso in un castone tondo al posto dell'occhio; la perla pende sotto la bocca su un anellino. Chiusura a perno e farfallina.

Le pietre

Perla d'acqua dolce

Una per orecchino, appesa sotto la bocca del pesce

Taglio
Non tagliata
Nota
Tonde e bianche, diametro 8,27 mm; l'azienda non dichiara se siano coltivate o naturali

I diamanti

Naturali. Posizione, taglio, carati, colore e purezza.

L'occhio, uno per orecchino, in castone tondo d'argento 0,08ct Brillante Diamanti dichiarati naturali, di colore grigio · totale, come dichiarato dall'azienda, che non precisa se il dato valga per un orecchino o per la coppia
La coppia posata su un legno: il corpo inarcato e il vuoto fra il dorso e la coda si vedono da parte a parte
Gli orecchini appesi a un rametto, con le perle libere di oscillare sotto la testa dei pesci
I due pesci su una corteccia: le scaglie incise sul dorso e la grana punzonata sulla testa
Veduta di tre quarti, con le pinne aperte e i raggi tirati a bulino
Il retro della coppia, con il perno che sporge dietro il corpo del pesce
Veduta dall'alto: il castone tondo dell'occhio e le due perle in primo piano
L'orecchino indossato: il pesce sul lobo e la perla che scende sotto l'orecchio

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Fusione a cera persa
Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
Soggetto figurato
Un pesce non si riconosce dalle scaglie: si riconosce dalla linea che va dal muso alla coda, e qui quella linea è piegata a gancio, con la coda che torna sopra il dorso e lascia un vuoto in mezzo. È il vuoto a fare la forma, ed è la parte che non perdona — se la curva si chiude troppo il pesce diventa un anello, se si apre resta un pesce dritto messo storto. Sugli orecchini il problema si raddoppia: sono due, si guardano da una parte e dall'altra della faccia, e devono essere l'uno il rovescio dell'altro. Una curva più stretta di mezzo millimetro sul pezzo singolo non si vede; sulla coppia sì.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Incisione a bulino
Il bulino è uno scalpellino da orafo che si spinge a mano. Non graffia: solleva un truciolo di metallo e lascia un solco netto che riprende la luce. È il segno che da cinque secoli distingue la scuola orafa fiorentina.
Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.
Taglio brillante
Cinquantasette faccette calcolate perché la luce che entra dall'alto torni indietro dalla stessa parte. È il taglio che fa scintillare il diamante, e il motivo per cui un diamante mal tagliato resta spento.
Chiusura a perno e farfallina
Il perno attraversa il lobo e dietro lo ferma una farfallina, due alette di metallo che si stringono da sole sul gambo. È la chiusura più semplice che esista, e proprio per questo va fatta bene: il perno deve essere saldato perpendicolare al corpo dell'orecchino, perché se parte anche di poco storto il pezzo pende di traverso sul lobo e non c'è modo di raddrizzarlo portandolo. La farfallina è invece la parte che si perde: tiene per attrito, e l'attrito cala con gli anni finché un giorno non trattiene più. Si controlla stringendola appena fra due dita, e quando ha smesso di fare resistenza si cambia — costa poco, e costa molto meno dell'orecchino.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.