Turchese
Al centro, in un castone d'argento chiuso
- Taglio
- Cabochon ovale
- Nota
- Naturale
Collezione Marte·Pendente
Un decimo di grammo d'oro in tutto il pendente, e sta tutto nel castone dell'unico diamante.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Il turchese è un cabochon ovale, azzurro chiaro e bombato, lucidato senza una faccetta: la luce non entra, si ferma sulla curva, e verso l'alto passa una velatura più chiara. A tenerlo c'è un castone d'argento chiuso, un anello liscio che gira tutt'intorno e si ripiega sul bordo della pietra: è l'unica linea regolare del pezzo. Tutto il resto è argento aperto a vuoti irregolari — rami che si accavallano, buchi tondi e ovali di misure diverse, punte che finiscono in pallini schiacciati — e nessun vuoto somiglia a quello accanto. I fondi restano neri, i rilievi sono rilucidati: il disegno viene avanti per contrasto, come in tutti i Marte. In alto a sinistra del turchese, incastrato fra due rami, sta un solo diamante, sollevato dalle griffe di un castone d'oro giallo: è l'unico punto d'oro del pendente. In cima il passante è dello stesso argento bucato, e ci passa dentro un cordoncino di seta grigia.
Il ciondolo misura ventidue millimetri per sedici. Sedici grammi e ottanta d'argento a novecentoventicinque millesimi fanno il corpo, il passante e la ferramenta del cordoncino — i finali, il moschettone, la catenella di allungamento e la piastrina tonda col giglio che si vedono nelle fotografie. L'oro a diciotto carati è un decimo di grammo: centosessantotto volte meno, e sta soltanto nel castone del diamante. Il diamante naturale, taglio brillante, è tre centesimi di carato: non è una pietra che pesa, è una pietra messa fuori centro, di fianco al turchese invece che sopra, e serve a rompere la simmetria di tutto il resto. Il turchese è dichiarato naturale. Resta una pietra tenera e porosa — si riga con poco e assorbe quello che tocca — quindi il pendente si sfila prima delle creme, dei profumi e dei detersivi: l'azzurro che si spegne non si riaccende.
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
Al centro, in un castone d'argento chiuso
Naturali. Posizione, taglio, carati, colore e purezza.
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.