L'anello di fronte: la cupola di morganite rosa dentro il castone d'argento

Collezione Creazioni in Argento·Anello·Castone a lastra su fondo aperto con filo avvolto

Anello in argento con morganite ovale a cabochon, rosa pallido

Undici grammi e dieci d'argento attorno a una morganite alta e bombata: il rosa si vede perché la pietra è spessa.

€210,00 A61pm1morg

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Il rosa è pallido e non è steso uniforme: dentro la cupola corrono velature bianche e qualche filo appena più caldo, che cambiano posto appena la mano si muove. La luce non torna a scintille — resta sulla superficie curva in un riflesso solo, lungo, che scivola da un capo all'altro dell'ovale. La pietra è alta e bombata, sgrossata e lucidata senza una faccetta, e da sola copre quasi tutta la larghezza della falange. A tenerla c'è una lastra d'argento chiusa su tutto il contorno, ma sotto non c'è fondo: il castone è aperto, e da dietro si vede la base piatta della gemma per intero. Attorno alla lastra corre un secondo filo d'argento tondo, che gira parallelo al bordo a distanza costante e finisce in due palline appoggiate una accanto all'altra. Il gambo è liscio e lucido, e prima di arrivare sotto il castone si apre in due bracci.

Undici grammi e dieci d'argento a novecentoventicinque millesimi, e quasi tutti stanno nel castone e nel filo che gli gira attorno: il gambo, in confronto, è sottile. La morganite è berillo, la stessa specie minerale dello smeraldo e dell'acquamarina, e il rosa le viene dal manganese entrato nel reticolo mentre il cristallo cresceva. È un colore che si vede per lo spessore che la luce attraversa: su una pietra sottile sparirebbe, e per questo la morganite si taglia grande, oppure si sgrossa a cabochon come qui, dove la cupola le dà tutto lo spessore che serve. Alla durezza il berillo sta fra il sette e mezzo e l'otto e regge l'uso di ogni giorno, ma dentro può avere velature e fratture — qui se ne vedono contro luce — e su quelle un colpo secco fa più danno di quanto la durezza lasci prevedere. Le misure della pietra e il peso in carati non sono dichiarati dall'azienda, e non li aggiungiamo noi.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

11,10 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Stile
Castone a lastra su fondo aperto con filo avvolto
Finitura
Lucida su tutto il pezzo
Lavorazione
Realizzato a mano: il castone a lastra aggiustato sul contorno della cupola e lasciato aperto sul fondo, un filo d'argento tondo avvolto attorno al castone e chiuso in due granuli, il gambo che si apre in due bracci sotto la pietra.

Le pietre

Morganite

Al centro, dentro il castone a lastra aperto sul fondo

Taglio
Cabochon ovale
Nota
Dichiarata naturale dall'azienda; misure e peso in carati non dichiarati
L'anello in piedi sulla pietra chiara, veduta frontale dell'intero pezzo
Di tre quarti: la lastra del castone e il filo tondo che le corre parallelo
Dall'alto: quanto la cupola si alza sul bordo, e l'arco del gambo sotto
Tre quarti dall'alto, appoggiato su due pietre sovrapposte
Il retro: il castone è aperto sul fondo e si vede la base piatta della pietra
Appoggiato al legno: il rosa della pietra contro il bruno della corteccia
Da vicino sul legno: i due profili, la lastra del castone e il filo avvolto
L'anello al dito, di fronte: l'ovale copre quasi tutta la larghezza della falange
L'anello al dito, di tre quarti dall'alto

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Taglio a cabochon
Nessuna faccetta: la pietra si sgrossa e si lucida fino a una cupola continua. Non è il taglio più facile, è il taglio che nasconde meno — su una superficie liscia ogni ondulazione si legge a occhio nudo, mentre fra le faccette si perde. E la luce non torna a scintille: entra, attraversa lo spessore e risale portandosi dietro il colore, per cui quello che si guarda è il colore e non il fuoco.
Morganite
La morganite è berillo, la stessa specie minerale dello smeraldo e dell'acquamarina: quello che cambia è l'impurezza chiusa nel reticolo, e qui è il manganese, che tinge il cristallo di un rosa che va dal pesca al lilla. Il nome è del Novecento e viene da un collezionista di gemme, J. P. Morgan. Il rosa è quasi sempre pallido, e il colore si vede per lo spessore che la luce attraversa: per questo la morganite si taglia in pietre grandi, o si sgrossa a cabochon, mentre su una pietra sottile il rosa sparisce. Gran parte di quella in commercio viene scaldata, un trattamento stabile che toglie la componente arancio e lascia il rosa pulito. Alla durezza sta fra il sette e mezzo e l'otto e regge l'uso, ma come tutti i berilli può avere dentro velature e fratture, e su quelle un colpo secco fa più danno di quanto la durezza lasci prevedere.
Castone a lastra su fondo aperto
Il castone non è una coppa: è una lastra d'argento piegata attorno al contorno della pietra e chiusa su sé stessa, e sotto non c'è fondo — la sede è passante, e la gemma si vede anche da dietro. Il bordo si aggiusta a freddo, un tratto per volta, spingendolo sulla cupola con un brunitoio finché il gioco non è più: la lastra deve essere alta abbastanza da tenere e bassa abbastanza da non salire sul colore. Senza fondo sotto, la pietra si assesta soltanto sul contorno, e un tratto lasciato lasco non si scopre in laboratorio: si scopre quando l'anello si porta.
Filo avvolto e granuli
Attorno al castone corre un filo d'argento tondo, saldato al bordo e piegato in modo da seguirlo a distanza costante. Non serve a tenere la pietra: serve a dare un secondo profilo al castone, e per questo l'occhio lo giudica come giudica una linea disegnata — basta uno scarto e la distanza si vede. I due capi non si tagliano di netto: si scaldano finché la punta si ritira su sé stessa e si chiude in una pallina, il granulo, che è insieme la fine del filo e la sua rifinitura. Sono pochi secondi in cui decide la fiamma: un istante in più e il granulo cresce a spese del filo, o cola sul castone.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni anello nasce nella misura di chi lo porterà: la definiamo insieme prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.