La coppia in piedi su una pietra chiara: le due perle sotto le calotte di rami

Collezione Creazioni in Argento·Orecchini

Orecchini pendenti in argento a calotta di rami con perla barocca d'acqua dolce da 20 mm

Venti millimetri di perla barocca sotto una calotta di rami d'argento, e nemmeno le due della coppia hanno lo stesso profilo.

€220,00 ODD2mar

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Sotto il gancio pende una perla bianca che non è tonda: il corpo si gonfia in basso, si stringe verso l'alto e lungo il profilo porta dossi e pieghe che da un orecchino all'altro non si ripetono. Sopra la perla, calata sulla sua sommità come una mano, sta una calotta d'argento fatta di rami sottili e tondi in sezione, che si dividono, si incrociano e si sovrappongono; le punte arrotondate scendono oltre il bordo della calotta e si appoggiano sulle spalle della perla, ed è quello che la tiene ferma. Fra un ramo e l'altro l'argento è stato scurito quasi al nero e solo le creste sono state rilucidate: il buio dietro fa sembrare l'intreccio più fitto di quanto sia, e stacca il bianco della perla dal metallo. In alto i rami si raccolgono, si stringono in un gambo solo e diventano il gancio a monachella, che si assottiglia a punta e passa dietro il lobo. In fondo alla perla si vede la pallina d'argento che chiude il perno passante.

Venti millimetri per quindici la perla, cinquantadue millimetri l'orecchino intero contando il gancio: poco meno della metà di quello che scende dal lobo è perla, ed è il motivo per cui il pezzo si legge da lontano. L'azienda scrive «circa» accanto a quelle due misure, e fa bene, perché una perla barocca non ha una misura sola: nelle fotografie le due della coppia non hanno lo stesso profilo nemmeno fra loro, e una terza sarebbe diversa da tutte e due. D'argento a novecentoventicinque millesimi ce ne sono cinque grammi e venti; l'azienda dichiara quel peso una volta sola, senza dire se valga per un orecchino o per la coppia, e non lo decidiamo noi al posto loro. Che le perle siano coltivate o naturali non è scritto da nessuna parte, e neanche quello lo aggiungiamo. Vale invece per tutte le perle la stessa avvertenza: sono carbonato di calcio tenuto insieme da una sostanza organica, stanno intorno al terzo grado di durezza e si sciolgono negli acidi, per cui si mettono dopo il profumo e si tolgono per prime. Qui c'è un secondo motivo per andarci piano: il nero fra i rami è la parte che fa il disegno, e un panno passato forte là dentro se lo porta via.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

5,20 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Brunita fra i rami, lucida sulle creste e sul gancio
Misure
Altezza con gancio a monachella 52 mm · perle 15 × 20 mm circa
Lavorazione
Completamente realizzato a mano. La calotta di rami è fusa a cera persa in un pezzo solo — è la sola via per ottenere diramazioni che si incrociano e si sovrappongono — poi le punte sono ripassate una a una e i giunti puliti; la sede è aggiustata a mano sulla forma di quella perla e non di un'altra, il pezzo è brunito e rilucidato solo sulle creste, e in alto i rami si raccolgono nel gancio a monachella.

Le pietre

Perla barocca d'acqua dolce

Una per orecchino, sospesa sotto la calotta di rami

Taglio
Non tagliata
Nota
15 × 20 mm circa; ogni perla ha un profilo diverso dall'altra. L'azienda non dichiara se siano coltivate o naturali, né il peso in carati
Di lato, con i ganci a monachella distesi e il profilo gonfio delle due perle
Di tre quarti: le perle affiancate, ognuna con una sagoma diversa dall'altra
Ravvicinata sulle calotte: il nero fra i rami e le creste rilucidate
Un orecchino solo su legno chiaro: i rami che si appoggiano sulle spalle della perla
Appeso a un legno: la perla pende libera sotto la calotta, con la seconda dietro
Disteso di fianco: quanto la perla sporge oltre l'argento che la trattiene
La coppia sul legno, i cinquantadue millimetri di altezza per intero
Al lobo: quanto scende sotto l'orecchio la perla barocca

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Perla barocca
Barocca vuol dire che la perla non è tonda, e che non è stata fatta diventare tonda: la madreperla si è depositata attorno a un nucleo che si era spostato, e ogni strato ha ripetuto lo scarto del precedente, finché il corpo è cresciuto con i suoi dossi e le sue pieghe. Una tonda si scarta e si rimpiazza con un'altra della stessa misura; una barocca no, non ne esiste una seconda con lo stesso profilo. Chi la monta lavora quindi su un pezzo unico: la sede va aggiustata a mano su quella forma, e forzarla scheggia la madreperla, che sopra il nucleo è spessa pochi decimi di millimetro.
Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.
Fusione a cera persa
Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Chiusura a monachella
Il gancio passa dietro il lobo e si chiude da solo. Si mette con un gesto, non ha viti da perdere e tiene il peso senza tirare.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.