La coppia di orecchini di fronte: due calle con la perla nel cuore

Collezione Creazioni in Argento·Orecchini

Orecchini a calla in argento con una perla d'acqua dolce nel cuore del fiore

Quarantotto millimetri dalla punta del gancio a quella del fiore, e la perla sta dove nella calla vera c'è il pistillo.

€200,00 OL1103

Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.

Ogni orecchino è una calla sola. La spata è un cono di lamina d'argento arrotolato, largo in basso e tirato a punta in alto, e dentro corrono venature parallele fitte che partono dal fondo e si aprono verso il bordo. Il fondo del cono è brunito quasi al nero; il bordo che lo chiude e il gambo sono stati rilucidati, per cui il fiore si legge come una silhouette chiara attorno a un vuoto scuro. Dove nel fiore vero starebbe il pistillo c'è una perla bianca, tonda, appoggiata nel punto in cui la spata si allarga: è la sola cosa chiara dentro il nero, e il nero è quello che ce la fa vedere. Dal vertice della calla il gambo prosegue verso l'alto, si assottiglia e si piega a monachella.

Quarantotto millimetri dalla punta del gancio a quella del fiore, e le perle misurano sette millimetri e novanta di diametro. Sul peso dell'argento l'azienda si contraddice: nella descrizione del pezzo scrive nove grammi, nell'elenco dei materiali dodici e cinquanta, e noi riportiamo il numero scritto sul pezzo senza sceglierne uno al posto loro. Non è scritto da nessuna parte se le perle siano coltivate o naturali, e non lo scriviamo noi. Vale invece per tutte: sono carbonato di calcio tenuto insieme da una sostanza organica, stanno intorno al terzo grado di durezza e negli acidi si sciolgono, quindi si mettono dopo il profumo e si tolgono per prime. Sopra il lobo pesano poco, ma appesi a monachella oscillano a ogni passo, e la punta della spata è la parte più sottile del pezzo.

La materia

Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.

9,00 grammiArgento 925‰
Metalli
Argento 925‰
Finitura
Brunita nel fondo della spata, lucida sui bordi, sul gambo e sul gancio
Misure
Altezza con gancio a monachella 4,8 cm · perla 7,90 mm
Lavorazione
Completamente realizzato a mano. La spata è fusa a cera persa con il gambo già attaccato, poi rifinita una per una — le venature ripassate dentro il cono, il bordo assottigliato e ritirato in punta; il fondo è brunito e il bordo rilucidato, la perla assestata nell'incavo, e la coda del gambo piegata a monachella e lucidata a specchio.

Le pietre

Perla d'acqua dolce

Una per orecchino, nel cuore della calla, al posto del pistillo

Taglio
Non tagliata
Nota
Tonde e bianche, diametro 7,90 mm; l'azienda non dichiara se siano coltivate o naturali, e il peso in carati non è dichiarato
Di tre quarti: il gambo che sale dal fiore e si piega a monachella
Uno in piedi e uno coricato: il profilo del cono e il suo rovescio
I due fiori visti dall'alto, con le venature dentro la spata
Appesi a un ceppo di legno scuro, alla distanza in cui si portano
Dettaglio ravvicinato: la perla appoggiata nel fondo brunito
Il bordo rilucidato che chiude il cono, contro il nero interno
I due orecchini affiancati sul legno, uno di fronte e uno di lato
Al lobo: quanto scende la calla sotto l'orecchio

Come è fatto

Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.

Fusione a cera persa
Il modello si costruisce in cera, si riveste di gesso refrattario e poi si scalda finché la cera cola via: resta un vuoto della forma esatta, e in quel vuoto si getta l'argento fuso. Per estrarre il pezzo lo stampo va rotto, quindi ogni fusione consuma sia la cera sia la forma, e il modello di partenza non esiste più. È il modo di ottenere quello che il seghetto e la lima non farebbero — nastri che si accavallano, sottosquadri, vuoti chiusi da ogni lato — ma se il metallo non arriva in fondo a un ramo sottile il pezzo esce monco, e non si aggiusta: si rifonde e si ricomincia dalla cera.
Brunitura
L'argento si scurisce di proposito, e poi si rilucida solo dove la luce deve tornare. Il nero resta nei vuoti e nei fondi, il chiaro sui rilievi: è un disegno fatto per sottrazione, e chi lo esegue decide dove fermare il panno.
Chiusura a monachella
Il gancio passa dietro il lobo e si chiude da solo. Si mette con un gesto, non ha viti da perdere e tiene il peso senza tirare.
Perla
La perla è l'unica gemma prodotta da un animale vivo, e non è un minerale come gli altri: è aragonite — carbonato di calcio — tenuta insieme dalla conchiolina, una sostanza organica che il mollusco depone fra uno strato e l'altro. Quella parte organica è il suo punto debole. Sulla scala delle durezze la perla sta intorno al tre: si riga con un'unghia, e il metallo di un altro gioiello la segna al primo contatto. Ma il graffio non è il danno peggiore: essendo carbonato si scioglie negli acidi, e sudore, profumo, lacca e aceto ne corrodono la superficie finché il riflesso si spegne. Si mette per ultima, dopo il profumo, e si toglie per prima; si pulisce con un panno appena umido e si ripone asciutta, mai chiusa in una busta dove l'aria non passa. E si guarda anche il filo o il cordoncino che la tiene: è la parte che invecchia per prima, e va rifatta prima che ceda, non dopo.

Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.

Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi

Fatto su di voi

Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.

Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.

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Prodotto da
Anna Gioielli

Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.