Collezione Jolly Jewels·Bracciale·Moderno, casual-chic
Bracciale con targhetta d'argento e bassotto smaltato su cinturino di caucciù
Un bassotto in smalto nero al centro di diciannove centimetri e mezzo di caucciù.
Disegnato e costruito a mano al banco, a Tosi.
Il cinturino è una fascia piatta di caucciù nero opaco. Al centro è montata una targhetta rettangolare d'argento, chiusa da una cornice lucida: dentro la cornice il fondo è riempito di smalto nero, e sul nero corre la sagoma di un bassotto vista di fianco, risparmiata nel metallo — il muso, l'orecchio, il dorso lungo, le quattro zampe corte. Due fermi d'argento tengono la fascia più avanti e più indietro, con la stessa riga di smalto nero in una scanalatura. Alle estremità due terminali quadrati, martellati e battuti a punzone, si chiudono su un moschettone d'argento con una catenella corta; alla catenella pende una targhetta tonda che porta da un lato la scritta «Made in Florence» e dall'altro una figurina incisa.
Diciassette grammi e cinquanta d'argento a novecentoventicinque millesimi, diciannove centimetri e mezzo di lunghezza totale, nove millimetri di larghezza per l'argento e sette per il caucciù. Il caucciù è la parte che regge l'acqua, il sudore e il gesto di infilarsi una manica: è per questo che un bracciale così si porta tutti i giorni, e l'azienda lo dà per unisex. Lo smalto invece è la parte che non si corregge: il nero riempie l'incavo attorno alla sagoma, e il bassotto è esattamente quello che il nero non ha coperto — o il contorno viene netto, o si ricomincia dalla targhetta. Di che famiglia sia quello smalto l'azienda non lo dichiara, e a occhio non si attribuisce.
La materia
Pesi e carati come li dichiara il laboratorio.
- Metalli
- Argento 925‰
- Stile
- Moderno, casual-chic
- Misure
- Lunghezza totale 19,5 cm · larghezza 9 mm · cinturino in caucciù 7 mm
- Lavorazione
- Realizzato a mano nel laboratorio dell'azienda. La targhetta centrale è d'argento, con l'incavo riempito di smalto nero e la sagoma del bassotto risparmiata; anche i due fermi lungo il cinturino portano una riga dello stesso smalto. I terminali quadrati sono battuti a punzone, e la chiusura è un moschettone d'argento con catenella di regolazione. L'azienda lo dà per unisex.
Come è fatto
Le parole del mestiere, una per una, spiegate a chi non le conosce.
- Smalto
- Lo smalto è vetro: macinato fino alla polvere, steso sul metallo e portato a diverse centinaia di gradi finché fonde e diventa una superficie sola con il pezzo. Prima del fuoco è polvere bagnata che si sposta con un soffio; dopo non si ritocca, perché correggere un punto vuol dire rimandare sul fuoco anche tutto il colore già cotto, e a ogni passaggio si rischia la bolla, la crepa da raffreddamento e il colore che vira. Le famiglie hanno nomi propri e si riconoscono da come il metallo trattiene il colore: champlevé, quando il colore sta in incavi scavati nella lastra; cloisonné, quando sta dentro muretti di filo saldati sul fondo; a freddo, quando al posto del vetro c'è una resina che indurisce senza fuoco. Sono lavorazioni diverse fra loro, e non si attribuiscono a occhio.
- Caucciù
- Il caucciù è gomma, non metallo: non si salda, non si lucida e non si ricuoce. Su un pezzo che lo monta insieme all'argento tutto il lavoro di fiamma finisce prima, e la fascia entra per ultima dentro i terminali che le si stringono attorno; da quel momento sul bracciale non si scalda più niente. In cambio regge quello che la pelle non regge — l'acqua, il sudore, il sapone — e resta della stessa larghezza per tutta la vita del pezzo, perché non si allunga con l'uso. Quello che teme sono il calore e i solventi: profumi, alcol e oli aggrediscono la gomma, e una gomma aggredita si crepa invece di ammorbidirsi.
Non guardo cosa fanno gli altri: preferisco creare con il mio stile personale. È questo che rende riconoscibili i nostri gioielli.
Fabio Gori — Anna Gioielli, Tosi
Fatto su di voi
Ogni pezzo esce dal banco su ordinazione: misure e dettagli si concordano prima della lavorazione.
Il laboratorio orafo è anche il posto dove si creano gioielli su misura e si restaurano quelli di famiglia: se avete un’idea, o un pezzo da far tornare com’era, si parte da lì.
Bottega orafa a Tosi, sulle pendici del Pratomagno: Anna l'ha aperta nel 1988, i figli Fabio e Francesco la portano avanti. Traforo, sbalzo, cesello e incisione a bulino — la scuola fiorentina, con il laboratorio a vista sul negozio.
Della stessa famiglia
Due modi di cercare quello che somiglia a questo.






